giovedì 11 gennaio 2024

GIACHINO GIOVANNI 1912 TREISO RODELLO

 

MARCO GIACHINO


https://youtu.be/E19jEGunZkQ 


GIACHINO Giovanni 1912 di Chiarle Rosa di Benevello e di Cesare nato a Treiso

SOLDATO FANTERIA 43 Rgt.

CATTURATO FRONTE GRECO (LAMIA)10 10 1943

INTERNATO STALAG XIII D NORIMBERGA Stalag XIII-D Norimberga Langwasser era un campo di prigionia della Seconda Guerra Mondiale dell'esercito tedesco costruito su quello che era stato il campo di raduno del partito nazista a Norimberga, nel nord della Baviera.

LIBERATO IL 21 MARZO 1945

RIENTRATO IL 17 06 1945

Guerra 1940-43


1940 - Il 10 giugno la Divisione risultò dislocata lungo il confine italo-francese  a difesa del settore di Val Maira nell'Argentera, tra Rocca Peroni e Monte Maniglia. In un primo tempo mantenne un atteggiamento difensivo e il 22 giugno attaccò le posizioni nemiche della conca di Meyronne e del nodo stradale di Condamine, aggirando da nord le difese di Viraysse. Le posizioni fortificate di Bec du Lievre e Tête Dure della divisione e il 23 venne occupato Malboisset, venne raggiunta la sponda sinistra del torrente Ravin e la periferia del villaggio di Larche.


1941 - Ricevuti ordini al riguardo, la Divisione venne trasferita in Albania nei primi giorni di febbraio e a partire dal 12 febbraio fu in linea sul fronte greco-albanese nel settore Kalivaci-Dunica, in zona Valle Shkumini. Il 20 febbraio la Divisione ebbe il battesimo del fuoco partecipando alla battaglia difensiva combattuta su tutto il fronte greco-albanese. I ripetuti violenti attacchi nemici contro i capisaldi del Monte Kosica e in Valle Kalicavi si infransero contro le forti posizioni occupate dai reparti della divisione. Il 10 aprile, nel corso dell'offensiva finale, la divisione, dopo essersi attestata in zona Vlocishta-Vashtenija, attaccò le posizioni di Bregu i Mucit-Pleu i Kieve e occupò le posizioni antistanti di Curi Gamjas e Hasnati e il 14 Leminoti e Leshunica. Il 17 raggiungse Erseke e si attestò sul confine a difesa dei passi Q. Manashibit e Monte Messii e a sbarramento della valle di Ponte Perati. In seguito si trasferì in Tessaglia nella zona di Larissa.


1942 - A partire dal mese di agosto, la divisione venne dislocata in territorio d'occupazione in Tessaglia e schierata a difesa delle coste e del territorio tra Larissa, Volo, Timawos, Partorià, Lamia.
1943 - Nel corso dell'anno viene schierata più a sud rispetto alle precedenti posizioni e si stabilì tra Lamia, Amfiklia, Levadeia, Tebe, a difesa dei canali d'Atalanti e d'Euripo tra l'Attica e l'isola Eubea e del territorio attorno alla Piazza di Atene.

 

 

 

 

 

 




 


 GIACHINO GIOVANNI Rodello 1912 -1972 di CHIARLE ROSA di Benevello e di CESARE di Treiso

Racconti del figlio Marco Giachino

<Mio papà Giovanni, del 1912 come tanti giovani, assolse il servizio di Leva a 22 anni, poi fu richiamato e combattè nella Campagna di Francia, quindi inviato in Albania e Grecia dove fu preso prigioniero dai tedeschi. mi sono rimaste la borraccia e la gavetta che papà portò a casa come ricordo.

Sul fondo del coperchio della gavetta, che usava per mettere cosa trovava da mangiare, bucce di patate e pane nero secco e ammuffito, con un chiodo aveva scritto (oh mamma che fame!).

La nonna Rosa faceva da mangiare con quello che c'era, e abitando in campagna si aggiustava. Preparava la minestra, pensava a suo figlio Giovanni e diceva: <Se sapessi dov’è gli porterei un po’ di minestra!>

Il giorno che arrivò a casa la nonna non lo conobbe, talmente era magro e scuro in faccia per il freddo e il fumo del fuoco a cui si accostava quando riusciva! Mi raccontò la zia Ersilia sorella di mio papà che nonna Rosa faceva la pasta con un uovo per mio papà per “tirarlo su”! poiché era talmente debole che faceva fatica a camminare.

Tornò a casa dalla prigionia in misere condizioni a trentatre anni, sposò mia mamma Esterina Sandri(vedova di Bonelli Giuseppe Caduto in Russia e papà di Franca) formò una bella famiglia, e svolse ancora tanto lavoro ma il fisico non ce la fece, a sessant’anni nel 1972, ci lasciò!

Ai tempi che i partigiani giravano e i nazifascisti uccisero mio zio Sandri Oreste con Gallesio Giacinto vicino alla Cappella della Madonna di Langa, mio nonno Cesare aveva una mula che aveva battezzato “Linda” e per la famiglia era tutto, un giorno i repubblicani  dissero a mio nonno che serviva a loro. Un po’ timoroso il nonno acconsentì, e con le lacrime agli occhi gliela consegnò, anche se in cuor suo temeva di non vederla più. Le mise la cavezza e il giogo e la consegnò. Nella stalla c'era il cane da caccia di nonno “Fier”: era un cane ma gli mancava solo la parola, aspettò che fossero tutti in casa e partì. Nonno Cesare disperato lo cercò, ma non lo trovò. Per qualche giorno non tornò, e poi successe una cosa speciale: Fier ritornò con la  mula. Nonno mi raccontava che Fier aspettò che i soldati dormissero e con i denti tagliò la corda della mula e insieme tornarono alla cascina.

Dopo qualche giorno che le bestie erano a casa ritornarono i soldati e videro che la mula era nella stalla e il cane coricato sulla finestra della stalla, ma solo un milite disse a mio nonno Cesare:< sappiamo dov’è e se ci serve, verremo a riprenderla. Successe che rimasero bloccati con qualche mezzo di trasporto nel fango, e tornarono a prendere la mula ma questa volta la utilizzarono e la riportarono.


L’EBREO CARLO CASSIN NASCOSTO ALLA CASCINA MOGLIE

In quel periodo, in cascina, i nonni tenevano nascosto un Ebreo: Carlo Cassin, era un ragazzo di 20 anni che con il loro aiuto si salvò dai lager. Il pericolo era che se qualcuno avesse fatto la spia i nazifascisti avrebbero bruciato casa e stalla! Questo ragazzo rimase molto tempo in casa dei nonni. Era un uomo semplice che aveva tanta paura di essere ucciso o di essere condotto nei lager. Finita la guerra si incamminò per la sua strada e dopo tanti mesi scrisse a mia zia Ersilia che era arrivato in Francia e qui si sistemò. La sua vita continuò in Francia, si sposò ma non ebbe figli. Divenne anziano oltre i 90 anni e a zia scrisse sempre per Pasqua e Natale i cartoncini degli auguri. Zia li conservò per sempre e mantenne la corrispondenza.

Una mia cugina di Torino, che ai tempi in cui Carlo era nascosto qui nella borgata “Moglie” era una ragazzina e giocavano con lui, decise di andare in Francia con suo marito Beppe in occasione del loro anniversario di matrimonio. Chiese a zia Ersilia l'indirizzo che metteva sempre e partirono per la Francia, dopo qualche giorno li contattarono con un telegramma e lui li accolse a braccia aperte. Era molto anziano e cagionevole di salute, li portò al ristorante per non disturbare la moglie anche lei malata. La cugina Adriana ci  raccontò tutto di quel giorno. Carlo fu molto felice della visita e per prima cosa che gli chiese di zia Ersilia della quale sapeva che a causa di un’iniezione sbagliata che le effettuarono a Torino, aveva avuto grossi problemi e camminava con le stampelle. Quando vide la foto di zia  si mise a piangere, si raccomandò di ringraziare e con le poche parole che parlava in italiano disse:< lei mi ospitò e con tutta la famiglia mi ha protetto,  a loro devo tutto e li ricorderò sempre con infinito amore>  Con grande lucidità e memoria ricordò tutti i giorni passati nascosto nel fienile. Fu un incontro memorabile a cui seguirono ancora parecchie lettere a mia zia e a mio padre. Quando non si seppe più nulla e neppure arrivò il cartoncino degli auguri di Natale zia triste fin dal profondo del suo cuore dovette comunicare a mio papà: < se Carlo Cassin non ha scritto sicuramente sarà mancato!> e così fu! Nella mia famiglia umile ma con forti valori tennero sempre nel cuore ricordi di amicizia e solidarietà

 



Mamma Esterina

                                 MIO PADRE

Mi ricordo il Natale di casa mia 1963 -1964
La tradizione si andava nel bosco nostro e si cercava il pino ,qualche volta non sempre era un bel pino,ma con gli addobbi si copre tutto.

MIio papà era una persona umile e scherzava sempre la battuta gli veniva spontanea,lui cercava sempre la “topa” (ceppo) per mettere l'albero di Natale. Era un pezzo di legno che papà modellava come un artigiano ,questo era tutto per sistemarlo sul frigo di casa nell'angolo della grande cucina. Zia Ersilia apriva la scatola di cartone dove tutti gli addobbi erano custoditi Le palline di vetro quelle erano per tanti anni, qualche giro di filo argentato e la classica punta di vetro sempre bella,ricordo che una punta è durata tantissimo poi zia Ersilia me ne comprò una con le luci e anche le luci per l'albero. Mia mamma pensava a farci qualche regalino per Natale e risparmiava con zia come le formichine. Riuscivano a farci sorridere il giorno di Natale, erano regali utili un paio di guanti un maglioncino una sciarpa o qualcosa per la scuola e mandarini e noccioline. Io e mio fratello Mario siamo stati fortunati ad avere dei genitori contadini umili ma grandi con il cuore. Mio papà aveva l'abitudine di fare sempre sorprese, una volta eravamo a tagliare la legna sopra la casa nel bosco, e mia mamma chiamò  papà di andare a casa, ma lui era sofferente per l'asma residuo della guerra,e ci disse, andate voi a casa che avete le gambe buone io vengo giù con il trattore e la legna, lui sapeva chi c'era a casa per quello volle tardare.


Ci avevano portato il televisore,non ci sembrava vero, ma questo era mio papà ,

Abrigo Franco aveva un negozietto di elettrodomestici a borgo Moretta,una persona umile e molto bravo,io ero super contento di guardare la televisione per la prima volta a casa nostra. Zia ersilia si  mise a fare un centrino all'uncinetto da mettere sotto la televisione, e quando arrivò mio papà Abrigo gli disse (te Giuvanin sai sempre Cun fé a fé cheicos. Tu giovanni sai sempre come fare a far qualche lavoro! E lui rispose: manca il respiro ma non la volontà!

Mio papà aveva solo un sogno vederci grandi, e con la sua pompetta per l’asma tirava avanti.

UN RICORDO PARTICOLARE

Eravamo nel 1967, il sabato si andava al mercato ad Alba e si portavano anche i vicini di casa. Loro la macchina non l'avevano.

Mamma e zia andavano al mercato a vendere le tume o polli e conigli e  fare la spesa  della settimana.Tornando a casa papà passò da Abrigo Franco alla Moretta con la scusa di prendere lampadine e filo. Natale era 2 giorni dopo e il giorno di Natale alle 8 di mattina arrivò un furgone, mamma uscì fuori e chiese chi cercava, forse qualcuno della collina.                     

Abrigo disse: (Giuvanin u ielu nan?O bèn, tant cosa che port u rè per èr fumre! Na lavatriz! 

(Giovanni non c'è?, o ben tanto quel che porto è per le donne! una lavatrice. Mamma e zia furono sorprese e felici. Mentre commentavano: u podiva cò diro! (poteva anche dirlo) papà arrivò e rispose: se te lo dicevo non era più un regalo! Fu un Natale bellissimo.


Il mio papà nel 1972 fu ricoverato per l'asma e dopo qualche giorno il vento me lo ha portato via a 59 anni.Avevo 15anni e la vita senza un papà è dura,ma la vita ci ha dato una mamma guerriera e zia Ersilia e Mario. lui era quasi ventenne e la strada prese il suo cammino in salita ma sereni ,mio Pap quei ragazzi grandi li a goduti poco ma con tanta soddisfazione .


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