venerdì 19 gennaio 2024

CASTAGNOTTI TERESA LEQUIO BERRIA 1925

 






CASTAGNOTTI TERESA LEQUIO BERRIA 1925

LA NOSTRA FAMIGLIA


mamma ANTONIETTA 1896    papà GIOVANNI 1886
ZIA MODESTA 1882

 


Il papà era del 1882 e si chiamava Luigi, rimase orfano di mamma che era molto piccolo e perse il papà a 13 anni. Vivevano in Laparea poi acquistarono qui, lui e il cognato, ma aveva il terrore dei debiti.

Noi eravamo due fratelli e due sorelle. Abbiamo avuto “maleur!” sfortuna, perché il fratello che si sposò rimase vedovo della moglie che era proprio una brava donna e rispettava tutti. Anche mia sorella si sposò ma morì che aveva appena sessantacinque anni.

Nel 1936, quando nacque l’altro mio fratello, si costruì il portico in Laparea ed io e Giuseppe tornavamo da scuola ed aiutavamo a fare il “passamano” con i coppi, avevamo 14 ed 11 anni soltanto!

Mia sorella in quel periodo si ammalò di “toss aznina ”Pertosse e mio padre si recò dal Farmacista Borgna di Alba per farsi consigliare su come curarla. Questi gli disse di farla dormire nei pini all’aria aperta. Si fece così e in pochi giorni migliorò e poi guarì.

Quando ero giovane avevamo due pecore e una capra, la mamma e la zia producevano le robiole, io andavo a piedi a Serravalle a venderle al mercato del giovedì e si conosceva bene “èr negossiant”(il commerciante). Invece per andare ad Alba occorreva prendere “la corriera”.

Si partiva che era ancora buio e si percorreva “rà montà drà Piagera”(la salita della Pedaggera), per arrivare almeno per le sette!

Quando non fu più conveniente allevare i buoi, perché”varivo pì gnente”, iniziammo ad allevare le mucche. Anche con le mucche non avemmo fortuna: ne avevamo tre ma tutte si ammalarono, una di cuore e la si sentiva respirare a fatica dalle camere  da letto dei piani sopra. Un’altra ebbe una gravidanza isterica e non partorì, l’ultima la vendemmo a Bosio qui di Lequio perché io avevo male alle mani e non potevo più mungere. Tenevamo anche polli e conigli, ma solo per noi, quelli non li vendevamo. Portavamo invece a vendere le uova.

Da noi cucinavano la mamma e la zia, poi mamma si ammalò che era ancora giovane e quando morirono lei e la zia dovetti iniziare io. Si preparavano soprattutto minestre di verdura, frittate e d’inverno la polenta. quando si cucinava un pollo ce n’era per due o tre giorni. Mio padre da anziano mangiava solo più polenta e “panada”(pane nel brodo).

I BIGATT BACHI DA SETA

Si allevavano i bachi da seta e ricordo che era la “magna” zia che li accudiva. Li teneva in cucina e così, noi,si stava fuori .L’umidità e il freddo procurava forti mal di denti alla zia che quando aveva tanto dolore diceva a Giuseppe, mio fratello< cor, cor, vame a caté i “cachet”(involucro di ostia contenente una medicina in polvere analgesica). E lui correva e andava da “Cico” che aveva la bottega e vendeva anche i “cachet”.

DOTTOR CARDONE

Il medico, Dottor Cardone veniva sempre in casa per curare la mamma che si ammalò e morì ancora giovane. Voleva farmi conoscere un uomo di Diano d’Alba affinchè mi sposassi, ma io pensai che non potevo lasciare “a rabèl” (senza aiuto) i tre uomini di casa, così rimasi con loro e nonostante questi mi avesse scritto che voleva conoscermi, gli dissi subito di no, ed ora siamo solo più Giuseppe ed io. I nipoti ci vogliono bene, ma hanno le loro famiglie e così noi siamo soli.

 

LE Vijà IN CASA

Da noi venivano in molti a far la “vijà” perché siccome avevamo tanta legna non andavamo nella stalla e ci riunivamo in cucina dove c’era “èr fornèl” il camino. Mi ricordo di “Folin” e di Gioanin “Sbardasach” il manovale simpatico che sapeva fare i giochi con le carte ed era capace a “marché”a “trèi sèt”, giocava con la zia che anche lei era brava. Noi bambini eravamo affascinati da quei segni che si facevano e dai racconti. Sbardasach raccontava che aveva svolto il servizio militare in Croazia e ci riferiva delle abitudini dei Croati. Raccontava che contrariamente a noi avevano l’abitudine di piangere quando nasceva un bambino e fare festa quando moriva qualcuno, perchè la nascita,per loro, rappresentava l’inizio delle tribolazioni e la morte l’inizio della serenità. Era un “servitò” di casa e personaggio molto simpatico. Molti che erano stati in America a cercare fortuna raccontavano del viaggio in nave e delle loro esperienze in Argentina e richiamavano la nostra attenzione . Folin fu uno di quelli che andò in America e tornò con sufficienti soldi da comprare dei pezzi di terra che ora sono diventati gerbidi poiché gli eredi non li hanno coltivati e se ne sono andati via dalla campagna.

I SOLDI DI “SBARDA SACH”

Gioanin Sbardasach si era sposato ma non ebbero figli. Con il lavoro di una vita acquistarono un piccolo terreno che vendettero e misero il ricavato alla Posta. Morirono entrambi ed essendo “dr’ospidal” non avevano parenti legalmente autorizzati ad ereditare, così nessuno, nemmeno il “prete” potè prelevare i soldi dalla posta.

 

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