martedì 4 agosto 2026

ROCCA ANNAMARIA NEIVE 1929

 


PINA ROCCA DURANDI MOGLIE DEL DOTT. ING. COMMENDATOR ROCCA ALFREDO



Madre del compositore e Maestro Luigi Rocca fu in vita amatissima dal marito, che alla sua prematura scomparsa nel 1930 fece costruire una tomba a lei dedicata.

                  


Pina Durandi – in Rocca – viene citata da qualche cronaca locale come una pittrice, una musicista, dotata insomma di un animo creativo, incline alle arti che deve aver contribuito ad alimentare nel figlio, poichè si parla di lei come di un’ angelica creatura , un’ artista che dipingeva con rara perizia facendo sbocciare con  facilità sotto il suo agile pennello fiori e  fantasie , riempiendo la sua dimora di Torino e il suo prediletto villino di Neive dei più bel quadri,  suonava magnificamente il pianoforte…”

L’Ing. Rocca , marito della Durandi, fece edificare  la loro abitazione  sul territorio dell’ antico Castello  abitato dai primi Signori di Neive, dandole nome “Villa Pina” e che divenne la loro dimora prediletta :“essa parla dei ricordi di Pina Durandi l’ affezionata moglie dell’ingegnere e mamma amorosissima del maestro Lodovico e del fratello Gino, forte e saggia; ogni aurora la  sorprese già desta , fu pittrice dal pennello squisitamente morbido ed amabilmente virtuoso”.

L’incantesimo di quell’armonia svanì prematuramente il 28 Gennaio del 1930 , lasciando  nella famiglia un vuoto pesante ” un immenso lutto l’anima eletta e luminosa infinitamente buona e cara della sua mamma ritornava prematuramente a Dio lasciando nella sua famiglia è particolarmente in lui un indicibile costernazione”.

 

 


 

 

 

 

ANNAMARIA DISCENDENTE DEI ROCCA di Neive è figlia di mamma Colomba Musso (1907) della “Stazione “ Borgonuovo  di Neive e di Guido Rocca del 1897.

Mamma  era la più giovane di sette figli e rimase orfana del padre un mese prima di nascere.

Nonno Musso esercitava l’attività di calzolaio nella casa Angelini e tagliatosi ad un braccio si ammalò di Tetano e nonostante lo avessero portato a Torino alle Molinette non si salvò.

Io frequentai le Medie ad Alba. Il primo anno rimasi in collegio ad Alba, il secondo e terzo anno lo frequentai da pendolare da Neive, scendendo da San Rocco attraverso le scorciatoie della Rampa o di Marcorino. Ero più giovane di Vincenzina Ruffino, ma eravamo del gruppo di Neive e andavamo alla Stazione a prendere il treno delle sei. Nel 1941, quando frequentavo la seconda media, vi erano ancora i vagoni trainati dalla locomotiva. Nel 1942 i vagoni furono sostituiti dai carri bestiame che trasportavano le attrezzature militari poiché ad Alba si erano sistemati i fascisti e quindi si viaggiava su queste tradotte scomode. Da Settembre 1943 e più precisamente dal 10 09 1943 comparvero in Alba le Milizie tedesche. Il treno diventò poco sicuro e si preferì andare ad Alba a piedi percorrendo i nove chilometri della strada ferrata sotto le cinque gallerie. Ad Alba vi erano i Repubblicani che venivano da Torino con a capo Stupino Domenico fratello di Giacomo che fu Segretario alle dipendenze del Conte Candiani di Neive. Ricordo che, nonostante i disagi, noi giovani non eravamo preoccupati o impauriti, e sia quelli più impegnati politicamente come Vincenzina “Staffetta Partigiana “Mary” che quelli come me, figlia di Guido Rocca Vice Podestà e lo possiamo definire: “Fascista all’acqua di rose”, vivevamo gli eventi “goliardicamente” e senza particolari paure.

Anch’io, come il Gen.Piccinelli Ernesto Neive1930, il Geom. Ugo Revello 1934, Adda Oberti Busso 1931, Marasso MariaRosa 1929, ricordo quel 15 agosto 1944 quando una squadra di Ribelli della Brigata Belbo fermò presso Barbaresco il treno proveniente da Alessandria con numerosi carri merce carichi di materiale e macchinari destinati in Germania e fatti scendere i viaggiatori fu lasciato transitare a tutta velocità nella stazione di Alba e  fatto precipitare in Tanaro con un salto spettacolare poiché il ponte era stato fatto saltare precedentemente dall’Aviazione inglese (17 Luglio 1944).Per confermare la nostra spavalderia, ricordo che andando ad Alba quando entravamo nell’ultima galleria trovavamo i Ribelli armati che ci sconsigliavano di procedere, e all’uscita di questa il posto di blocco dei nazifascisti che chiedevano se avessimo visto i Partigiani! Noi, un po’ incoscienti transitavamo dicendo di non aver visto i Partigiani. Ammetto che fu un anno vissuto pericolosamente ma la coesione del gruppo permetteva di farci coraggio e di non valutare i rischi che si correvano. Il gruppo era formato da una dozzina di giovani: “il futuro Farmacista Ugo Maffei, Giovanni Cardino fratello di Fernando e di Anna(che sposerà il Dott.Settimo)e di Giorgio Avvocato, insegnante di inglese e Pittore Najf, vi era Annarosa Barberis che sarà moglie di Renzo Revello, Vincenzina Ruffino, Valerio Giacosa e altri ancora.

Eravamo una dozzina di amiche ed amici e vivevamo spensierati. Nella bella stagione andavamo nel grande prato che è ancora di fianco alla "rampa" la scorciatoia che porta al Littorio, e giocavamo o ci raccontavamo i nostri sogni. Non avevamo televisione nè radio. Alle 16 andavamo dalla Maestra che abitava dalla Torre dell'orologio per ascoltare le trasmissioni per ragazzi . Lei era l'unica nel paese che possedeva la radio! In seguito anche mio padre acquistò l'apparecchio radiofonico e così si ascoltava anche Radio Londra. La chiamavano così ma era un'emittente Partigiana che trasmetteva informazioni in codice sulla guerra. La si ascoltava in gran segreto perché la potevano requisire se ti scoprivano!  Le amiche più grandi collaboravano con  i partigiani e portavano da mangiare nei nascondigli.

Ci fu molta paura quando si seppe della rappresaglia effettuata a Boves dai Nazifascisti!

 

MIO PADRE NASCOSE GLI EBREI NEL 1944

< …avevo 14 anni quando mio padre Guido, amico di (Cesare Levi) padre di Primo il grande scrittore e reduce di Auschwitz , nascose un Padre e figlio poiché in pericolo di arresto e di deportazione (Il Regime di Benito Mussolini, con il Regio Decreto del 5 settembre del '38, si adeguò di fatto alla legislazione antisemita della Germania nazista, che fin dal 1933, anno dell'ascesa al potere del Führer, varò una serie di provvedimenti contro gli ebrei, che portarono all'Olocausto, ovvero il genocidio di 6 milioni di persone, compresi donne e bambini.)

Il padre di Primo si confidò con mio padre del grave rischio che correvano due suoi amici e mio padre gli disse: <falli venire da noi a Neive!>. Nella casa in San Rocco avevamo una grande camera che tramite una botola e una scala dava accesso ad un’altra camera sotto. Disse loro che potevano rimanere lì fin quando volevano. Quando arrivarono i tedeschi a Neive  Capoluogo, Borgonuovo e anche qui a Starderi nella Scuola, una sera una quarantina di tedeschi vennero a cena da noi, e ricordo che mia madre e mio padre furono preoccupatissimi, poiché sapevano che I due Ebrei erano usciti dal loro nascondiglio! Mio padre però, non perse la calma, con i tedeschi a tavola nella camera al piano superiore, andò incontro ai due ospiti e li fece salire nella canna fumaria del grande camino della camera a pian terreno dove vi erano dei gradini per salire. Rimasero  aggrappati in quella scomoda posizione finchè i tedeschi se ne andarono da casa nostra. Stettero nascosti per più di un mese, e noi ragazzi pur sapendolo eravamo attenti a non dire niente poiché sapevamo che se li scoprivano chissà cosa avrebbero fatto!>

I DELATORI DI NEIVE

Sia Adda Oberti Busso che AnnaMaria hanno ricordato il delatore “Squassabia” appartenente ad una famiglia che non partecipava alla vita del paese e in quel periodo non lasciava trapelare le proprie idee politiche anzi forniva grossi dubbi sul modo di agire. Quando l’otto Dicembre 1944 vi fu il grande “RASTRELLAMENTO” si ebbe la certezza che la lista con nominativi dei giovani da rastrellare fosse stata fornita dal personaggio in questione.  

Quando l’8 dicembre 1944 vi fu il grande rastrellamento, i nazifascisti entrarono anche in casa nostra e dopo aver perquisito l’abitazione, portarono via mio fratello di appena quattordici anni. Era un ragazzino alto per la sua età e proprio in quel giorno disse alla mamma che avrebbe indossato i pantaloni lunghi, così i tedeschi ritenendolo adulto lo arrestarono. Quando mio padre rientrò e seppe dell’arresto del figlio andò nella casa del Conte dove vi era il comando nazifascista, chiese di parlare con il comandante e lo apostrofò dicendo se ora arrestavano anche i ragazzini. Il capitano tedesco, al vedere il documento del giovane lo rilasciò immediatamente scusandosi. Fu così anche per il futuro Gen. Ernesto Piccinelli anche lui tradotto dalla Stazione di Borgonuovo dove abitava alle cantine del Conte utilizzate come prigioni, fu rilasciato dopo che la madre accompagnata dal segretario del fascio Mario Negro si presentò allo stesso Capitano.

Mio fratello, quando fu a casa, disse alla mamma che non avrebbe più indossato i pantaloni lunghi finchè non avesse compiuto i diciotto anni!

Una volta i miei  fratelli ed io stavamo dormendo, quando entrarono in casa dei “brutti ceffi” che si spacciavano per Ribelli e presero le coperte in modo brutale dicendo che servivano a loro.

Dal balcone della nostra casa vedemmo i bombardamenti su Torino e tremammoo di paura per i passaggi dell’aviatore  soprannominato “Pippo” che con il suo aereo definito “ da quattro soldi” mitragliava dove non si rispettava il “Copri Fuoco”.

Il Venerdì Santo 30 Marzo 1945 - <Quel giorno, volli accompagnare mia mamma alla Messa Prima (quella delle sei) che si celebrava nella Chiesa dei Battuti.>

Mentre eravamo in Chiesa sentimmo bombardare su Neive e  all’uscita. So seppe che le vittime di quel bombardamento avvenuto con l’obiettivo di far crollare la galleria ferroviaria, erano state:

Balbo Teresa di Giuseppe Vedova Levi  Cortemilia 23 08 1904 commerciante 30 03 1945

Cavallo Giuseppe G.Battista di Teobaldo Neive 04 settembre 1884 Contadino 30 03 1945

Ferrero Giulio di G.Battista Mango 06 06 1913 Operaio Neive 02 04 1945 (marito di una ragazza del “Langhèireu”)Testimonianza Oberti Busso  Adda

Toso Pietro di Martino Neive 14 07 1897 Meccanico Neive 30 03 1945

ARRESTO DEL PADRE DI GIOVANNI NEGRO

Quando ci fu il rastrellamento noi guardavamo dalle fessure delle persiane e ricordo che passò un camion carico di uomini arrestati. Tra questi vi fu Carlo Negro il papà di Giovanni. Quando il camion si fermò nella piazzetta sotto casa nostra vedemmo che Carlo si lasciò cadere e si finse morto. Un soldato vedendolo con gli occhi chiusi e che non reagiva al sollevamento delle braccia e gambe, credendolo morto lo gettò giù dal camion. Appena non sentì più il rumore del camion, Carlo si alzò e rapidamente se ne tornò in San Sebastiano dove aveva il forno ed abitava.

PIERO GHIACCI PARTIGIANO “PIERRE”

Piero Ghiacci, nostro caro amico, si salvò dalla terribile esperienza della Russia poiché quando fu inviato colà, avendo compreso che sarebbe stata una carneficina, e valutando la disorganizzazione delle Forze armate italiane, salì su un aereo e ritornò in Italia per unirsi alle bande dei “ribelli”. Nel dopo guerra mi confidò che tra i ribelli, di cui lui era Comandante, (circa 800 uomini) vi furono dei giovani “responsabili e grandi Patrioti, ma ebbe modo di conoscere anche dei ladri e dei violenti con i quali non avrebbe voluto avere a che fare, ma non ci fu il tempo e il modo di “rieducarli”.

PIERO GHIACCI ALBA 01 08 1916
PATIGIANO(PIERRE)



Beppe Fenoglio da “il Partigiano Johnny”
“Tenente di aeronautica, antagonista dei caccia inglesi su Malta e Napoli. Su un fisico minuto ed asciutto, leggermente elettrizzato, innestava una irriproducibile faccia di moschettiere guascone riportata in normalità da due azzurri, mansueti, cristiani occhi azzurri. I suoi capelli tendevano al rossiccio, e tutti arricciati con quella minuta densità che Johnny aveva sempre mal sopportato, ma che amò sul capo di Pierre.
Vestiva assolutamente clean and tidy, ma senza l’ombra di quello sfarzo vigile che distingueva gli altri capi badogliani.”

Annamaria: < Con il gruppo di amiche neivesi composto da mio marito Artos ed io, AnnaRosa Revello, Edda Boella e Carla rispettivamente cognata e moglie di Piero, Vincenzina Ruffino con il marito Maestro Beppe Cordero( Reduce di Russia), Carla Pellissero ed altri, ci ritrovammo il giorno prima della morte “Pierre”. Venivano in vacanza a Neive, chi da Roma come Piero e Carla, chi da Torino e chi da Milano. Avevo portato il misuratore della pressione per controllare quella della nonna e per far pratica, e chiesi di provare la pressione ai presenti. Tutti acconsentirono a fare da “cavia”, solo Piero, da Guascone qual era non si sottomise al gioco, dicendo che la sua pressione era a posto e che si sentiva benissimo. Il giorno successivo fece il viaggio Neive Roma in Vespa (NDR: una Gs verificata da Michelino, mio padre!) e quando arrivò fu colpito da Infarto che stroncò la sua avventurosa vita di Tenente dell’aeronautica divenuto Ribelle e poi Partigiano e quindi nuovamente Aviatore.

I PRETI A NEIVE.

Don Bollano, Don Bergadano, Don Tarditi, Don  Gallo, Don Boella delle “Orfanelle” ,

Don Moriondo Storia con i “coscritti”

IGNAZIO RABINO COSCRITTO    DON MORIONDO

Ai miei tempi la Leva, cioè il compimento dei diciotto anni, si festeggiava andando, ragazzi e ragazze, di casa in casa a mangiare e bere. In occasione di una “leva”, i ragazzi si misero in testa di invitare, per farlo bere ed ubriacarlo, anche il Parroco Don Moriondo. Questi che era "brillante" aderì con piacere all'invito e seguì i giovani nelle bevute! A tarda notte però dovette accompagnare lui tutti i “coscritti” che non si reggevano in piedi! Quando il giorno successivo gli fu chiesto come aveva fatto a sopportare tutto quel vino, lui sornione, disse soltanto: “pore mznà, è reu in sègrèt! Poveri bambini,ho un segreto!

A me che gli chiesi quale fosse il segreto mi confidò che prima di uscire di casa beveva un cucchiaio di olio di oliva. Questo gli permetteva di non lasciare salire i fumi dell'alcol alla testa e così poteva bere quanto voleva senza ubriacarsi! Sorridendo mi disse: Se me lo avessero detto che volevano ubriacarmi avrei fatto loro risparmiare tante bottiglie!

I TEDESCHI REQUISIRONO LA SCUOLA

SI FECERO DARE I MATERASSI DALLE FAMIGLIE

UN UFFICIALE SI FECE PRESTARE LA FISARMONICA DA MIA CUGINA SFOLLATA A NEIVE.   

 

 In basso IL RUDERE DEL SILO DELL’AMMASSO

 

BOMBARDAMENTO AL SILO DEL CONSORZIO

Quando bombardarono il Silo, mio padre che , in qualità di Vice Podestà gestiva il Consorzio, andò a vedere cosa fosse successo e trovò il grande capannone pieno di gente che portava via il grano rimasto. Ricordo sempre mio padre, che era un “Bonòm” ( onesto e semplice), ai famigliari che chiedevano se fosse riuscito a recuperare un po’ di grano, diceva :< Se non me n’è rimasto un po’ nel risvolto dei pantaloni, di grano non sono riuscito a prenderne neppure una manciata!>

 

 

 Ho conosciuto tanti personaggi neivesi e non solo.

CENTINA BELA era un’anziana disabile dell’ Ospizio ma era sempre in giro per il paese sia a Neive alto che a Borgonuovo. Era amante dei gatti, e andava dal padre di Ugo Maffei che aveva la bottega di alimentari. Gli chiedeva il gorgonzola per i gatti. Lui le diceva:< te la do se la mangi tu!> lei che era muta ma furba, annuiva, però poi usciva e la dispensava ai gatti che le si raccoglievano attorno!

CENTINA BELA E I SUOI GATTI

 


PUT era un “ricco abitante di La Morra ma si “mangiò” tutto al gioco e si ridusse a fare il Girolon. Aveva un modo di dire:”Mi son Bosséla, roba galine spassa rivass!” Era intelligente e tutt’altro che stupido e ricordo che una volta dopo aver elemosinato dalla Contessa Riccardi ed aver ricevuto nulla, le disse: <…possibil che voi che vr’a dèi tant ata sèi nèn bon a mantene un a fé nèn?> ( Con tutte le arie che vi date non siete capaci a mantenere uno a far niente!)

La Contessa, una volta che si trovò in difficoltà si “abbassò” a venire a chiedere consiglio a mia madre!

Noi avevamo tre grandi piante di fichi e noi ragazze/I: Io, Carlo Leon, Annarosa, Carla, Edda e Camillo e Giulio figli dei Conti Riccardi facevamo la gara a chi ne mangiava di più! Camillo ne mangiò 52 o 53 e vinse la gara. Il giorno dopo, la Contessa, che di solito manteneva le distanze!, venne da mia mamma a chiedere cosa avesse mangiato suo figlio a casa nostra, poiché si contorceva per il mal di pancia. Mia madre le consigliò di dargli una purga perché aveva mangiato troppi fichi! Se ne andò ringraziando!




Il dottor Velatta fu il nostro medico. Mi curò quando mi ammalai di Pertosse, ma lo contagiai e la prese anche lui! Si sedeva sul letto e cominciava a tossire diventando rosso come un pomodoro. Mi diceva di attendere e quando terminava la crisi mi visitava!

IL DOTTOR CASTIATI veniva da Castagnole, era un omone di 150 chili. Si spostava con un calesse che per il peso era ormai sfondato e il povero cavallino faceva una gran fatica. Una volta presi la bicicletta di mio padre e pedalando da sotto la sbarra mi lanciai nella “filatura” senonchè vidi arrivare il cavallo col calesse del Dottor Castiati. Saltai via lasciando che la bici finisse tra le gambe del cavallo e finii tra le ortiche del bordo strada.Diventai tutta rossa come una ciliegia, ma il dottore, seppur faticosamente mi raccolse e mi portò a casa e mi medicò.

 

lunedì 27 luglio 2026

SECCO BRUNO ARGUELLO 1940

 



 


 

BRUNO SECCO è nato al Bricco di Arguello nel 1940 da Marina Bosio e Mario Secco.

È  discendente dei Secco dei quali si è trovato documentazione, e lui ricorda di aver conosciuto il nonno “FINAT”

 

NELL’ANNO DEL Signore 1828 io Cabutto giuseppe di Sinio battezzai un bimbo nato da Giovanni Secco e DELFINA CENCIO DI pEZZOLO

GLI FU IMPOSTO NOME GIUSEPPE

PADRINI FURONO  SECCO GIUSEPPE  E MARIA MOGLIE          DI FRANCONE LORENZO

                                     PREPOSITUS PAOLO TRAVAGLIO

 

SECCO VIGIN

 



 

Secco  Vigin - Mario – Anselmo Ernesto e Secondo Bastanza(dr’ospidal) di “Finat”

 

Nell’anno del Signore 1832 il 15 Aprile è nato un bimbo da Giuseppe di Francesco e da Vittoria Conterno figlia di Giuseppe Coniuge di Terzo letto ed in pericolo di morte. Fu battezzato in casa da Michele Vero dello stesso luogo e di me sostituto della cerimonia in Chiesa.

Padrini furono:

FILIPPO MARENDA DI FRANCESCO

E MARGHERITA VERO FIGLIA DI MICHELE

Gli fu imposto il nome di FRANCESCO

 

FRANCESCO GAMBA PREPOSITUS MILLESIMO 1779 1857 AD ARGUELLO DAL 1831 AL 1857

 


 

 

 

 

SECCO FRANCESCO

GIUSEPPE  1832 E VITTORIA CONTERNO

FRANCESCO 1852 ? LUCIA

GIUSEPPE 1872 ? CAV. REALE “Finat”

MORENGO ROSA(SINIO)

 

Figli

VIGIN padre CARLO, RICCARDO, FRANCO, MARIA, ROSA

MARIO padre BRUNO, ANGELO, ROSA

ANSELMO PADRE MAGGIORINO

Ernesto

FIORINA mamma ANNA. ROSA, INES, LUCIANA, ITALO FRANCONE

 

Nonno Finat, che tutti nominavano “èr Cavalier”, era un uomo non molto alto e “an poch spèssot” . Nel pomeriggio andava sotto una quercia (quando Ormai Finat era Andato Avanti, sull’albero si abbatté un fulmine che lo squarciò e fece saltare i pezzi di tronco lontani 300 metri) e o ‘ndava a fé o sogn( andava a fare un sonnellino).

Noi nipoti Carlo, Riccardo, Palmina,T eresa ed io,   ragazzini, lo andavamo a svegliare. Lui sorrideva e non si arrabbiava. O se smorava( giocava) con noi!

Ricordo che un inverno fece una “battaglia” con la neve contro di noi! Lui ci tirava la neve con la pala di legno e noi gli tiravamo èr malocà( palle di neve!) In quella occasione feci cadere rà sigala del nonno, in quel mentre arrivò mio padre Mario che mi colpì con uno “sgiaflon”(schiaffone). Fu l’unica volta che mio padre mi picchiò.

Nonno Giuseppe “Finat” si sposò a Sinio con Morengo Rosa che però io non conobbi. Li ricordo insieme in una grande foto che era appesa al muro sopra la testiera del letto nella camera della casa vecchia dove morì. Anni dopo la sua morte mi tornò in mente quel quadro e andai a vedere per prenderlo come ricordo, ma non lo trovai più. Andai anche dai cugini di Sinio a chiedere se avessero avuto una foto dei nonni o almeno della nonna ma dissero che non avevano nulla, e così rimasi con i miei ricordi.

Nonno era uno troppo buono,, andava a comprare “èr paste dosse” (biscotti) e ne comprava una scatola intera di quelle di latta quadre.


 

Mi sovviene che quasi tutte le settimane venivano a fargli visita Celin, il papà di Emilio, Ceco (Benedetto) dèr Brichèt papà di Dante e Donarin drà Braja.

Benedetto “Ceco”  Donato “Donarin”      “Celin”


Nonno Finat che di nome faceva Giuseppe, li portava nella “ taverna “(come la chiamava lui) della casa nuova e lì mangiavano bevevano e cantavano.

 Nonno Finat, dava ospitalità a tutti. Girolon e Partigiani, e per la gioia di noi bambini erano sempre al Brich di Arguello. I partigiani  piazzarono una mitraglia e dissero che volevano sparare ai "Cavalot".  Poi non spararono, ma qualche spia fece sì che venissero i tedeschi . Mio padre Mario, Vigin, ed Ernesto fuggirono nei boschi e si nascosero in Aure dai nonni materni. Quando arrivarono a cercare i Partigiani, questi erano scappati e i tedeschi trovarono solo mia madre Marina,magna PInota e Concessina


 

Concessina di Anselmo


     Pinota di Vigin

e noi quattro o cinque bambini. Il nonno lo nascosero, e chiusero in un nascondiglio perché voleva prendere il fucile e sparare ai tedeschi! Un militare vedendo tutti noi bambini, ricordo che alle donne imploranti disse: <...questa casa lasciare per bambini, ma quella bruciare.> Infatti dove avevano trovato le armi dei partigiani fece portare della paglia e incendiarono . Noi, anche se piccoli, fummo mandati in Aure a chiamare gli uomini che stavano già tornando perché avevano visto il fumo. Andò bene che i tedeschi se ne erano andati e non tornarono perché diversamente li avrebbero uccisi tutti. Furono salvati un po' di sacchi di grano nascosti per proteggerli dall' Annonaria. Il nonno aveva una passione per il grano, e lo seminava ovunque. Aveva anche delle vigne, ma principalmente ci teneva al grano. Mio padre mi raccontò che lui e Donarin una volta a Cravanzana, fecero la scommessa su chi avesse avuto più soldi nel portafoglio. Pare abbia vinto mio nonno Cavalier Finat!.

LUCIA “Lissiin”  penso sia stata una parente di Finat!

Mio padre diceva ch'à fava voghe èr masche!( faceva vedere le masche).

Possedeva èr Castel, le case diroccate dove ora c'è il Salone " Nuto Revelli", il terreno della "Repubblica" e molti altri “pezzi di terreno” che ereditarono Vigin, e i fratelli. (Dalla targa  trovata in San Frontiniano Francesco e Lucia furono figli di Secco Giovanni, e come Joseph di Delfina Cencio

NELL’ANNO DEL Signore 1828 io Cabutto giuseppe di Sinio battezzai un bimbo nato da Giovanni Secco e DELFINA CENCIO DI pEZZOLO

GLI FU IMPOSTO NOME GIUSEPPE

PADRINI FURONO  SECCO GIUSEPPE  E MARIA MOGLIE          DI FRANCONE LORENZO

                                     PREPOSITUS PAOLO TRAVAGLIO

Effettuando supposizioni si potrebbe spiegare il nome di “Finat” COME RINOMINANTE LA BISNONNA DELFINA, E IL NOME GIUSEPPE PER RINOMINARE IL NONNO GIUSEPPE.


ALTRA DEDUZIONE PER IL NOME LUCIA è CHE ESSENDO FIGLIA DI GIOVANNI FOSSE SORELLA DI FINAT E QUINDI LE VENNE DATO IL NOME DELLA NONNA( MOGLIE DI FRANCESCO DEL 1832).

La considerazione che Lissin fosse nata intorno al 1850/60 è in base ai ricordi di chi la conobbe vivente negli anni 1930/40:

Mossio Nando 1909- FIORINA SECCO FRANCONE 1906, MARIO SECCO 1913

Andai a scuola i primi tre anni a San Frontiniano,


avevamo il maestro Pea e ricordo che una volta mandò fuori Elio perché disturbava. Lui andò a sedersi nella vigna difronte alla scuola e si mise a cantare. E così fece ridere noi bambini e arrabbiare il maestro.

Poi feci quarta  nelle aule in paese. Quinta e sesta andai a Lequio. Naturalmente andavamo a piedi e passavamo attraversando il rio e salendo alla “Rambada”

Parlando di scuola mi viene in mente Albino,


mio coscritto che dopo le scuole andò a lavorare da servitò a Roddi e quando tornava a casa si giocava i soldi che aveva guadagnato. Ce n’era anche un altro che aveva il vizio del gioco e per non farsi sgridare teneva qualche moneta e le faceva scandagliare in tasca. In realtà li aveva persi tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bruno: A quei tempi non avevo ancora la patente. Dovevamo andare a giocare antra Val di Ross, partimmo in vespa ma non sapendo dove era lo sferisterio andammo a Canale facendo un giro lunghissimo. Arrivammo tardi e l' arbitro aveva già dato partita vinta alla squadra di casa. Però i giocatori chiesero all' arbitro di giocare. Si giocò e vincemmo lasciando fare 4 punti. Fu quella volta che na matota, volle fare una  foto con me, e poi me la portò! Però ora che ci penso, dopo che sposai Clara quella foto non la vidi più!

 

Col Torneo dei paesi giocammo in tante piazze e sferisterio. Con me giocavano Elio, Franco e Paolo e qualche volta Mauro. Una volta avevo febbre a 38 e mezzo e si doveva giocare a Cerretto. Vennero a chiamarmi e insistettero perché andassi anche con la febbre. Incosciente, guardai non ci fosse mia madre, che non mi avrebbe lasciato e " bele maravi!" Andai. Perdemmo, ma  dimostrammo agli avversari di Cerretto che  sapevamo batterci anche con la febbre. Andai anche a giocare a Neive e quella piazza mi piaceva perché potevo esprimere tutta la mia potenza e infatti feci parecchie 'intre" facendomi applaudire. In seguito andai con due giocatori Neivesi a giocare allo Sferisterio nuovo di Torino. Mi chiesero di giocare in squadre del torneo di terza categoria, ma non lo feci perchè lavorando, prima in campagna e poi come muratore da Nando, non riuscivo ad essere puntuale. Così mi limitai a fare i tornei di Pantalera. Mi sono divertito ugualmente ed ho vinto tanti premi. Ho avuto modo di conoscere tanti giocatori e li feci venire a giocare ad Arguello, dove dopo le partite si finiva da Emma e Giovanni


a mangiare e bere. Vennero Berutin, Bertola, Balocco ed altri. Mi dispiace che non riuscì a venire Riky Aicardi perchè impegnato da un' altra parte.

Da giovane vedevo che alle partite "Is traversava Fort! Si scommetteva forte. Mi proposero anche di partecipare alle scommesse, ma non accettai mai, preferivo giocare per divertirmi. Una volta vidi un forte giocatore che fece una figuraccia. Accettò di mollare un punto, poi però l'allibratore non gli portava i soldi e così giocò distratto tutta la partita chiedendo i soldi che gli spettavano. Ebbi una sola volta uno sponsor "Gepin" che mi promise cinquanta Mila lire se vincevo e me li diede.!

 

 


                                               Clara sulla carriola

 


FRANCESCO- LUISA CLARA- CRISTINA- EMMA ITALO e CELIN

Clara ricorda Esterina che sposò Francone Fortunato. Furono i genitori di Oreste (nella foto), Maria e Augusta

 

 

                                    Bona Esterina, Oreste e papà Fortunato Francone


Clara dice che Esterina era molto buona, rimase vedova molto giovane e lavorò tanto per mantenere i figli. Bruno ricorda che fece anche la cuoca per i bambini della scuola di Arguello.

 


Clara ricorda anche zia Agostina Bona. Era permalosa e se non passavo a salutarla si offendeva e lo riferiva a papà e mamma.

 




domenica 19 luglio 2026

PEZZATO IVO padre ROSALINDA MOGLIANO VENETO 1898

 

GRAZIE alla figlia ROSALINDA

ONORIAMO LA MEMORIA DEL CAVALIERE DI VITTORIO VENETO

PEZZATO IVO


                

 "Ivo Pezzato era nato l'11 novembre 1898 a Mogliano Veneto in prov.di Treviso. La sua era una famiglia di contadini mezzadri e il suo destino era di fare il mezzadro. Aveva potuto frequentare tre classi elementari. Compì 18 anni l'11/11/1916 e tempestivamente due mesi dopo fu chiamato a difendere la sua "patria". Era un ragazzino diciottenne e fu chiamato "bocia" (in dialetto Veneto "ragazzino"). Nella sua vita faceva fatica a ricordare il terribile periodo della guerra.

Con sofferenza ricordava i compagni che numerosi cadevano intorno a lui nelle trincee ed in battaglia. La sua fortuna fu che, per il suo viso di ragazzino diciottenne, divenne simpatico al suo comandante che nel limite del possibile cercò di  proteggerlo. Un sogno condiviso fra compagni fu di riuscire a vivere fino a 50 anni. Ivo Pezzato morì  a 88 anni.

Fu decorato con medaglia d'argento  (rubatagli in casa da fascisti) e altre  medaglie.

Fu nominato Cavaliere  di Vittorio Veneto nel 1964 ed ottenne una congrua pensione di 80 mila lire l'anno, pari agli attuali 40,00 euro (quarantaeuro annui).”

 


 




ONORE E MEMORIA PER IL FRATELLO

PEZZATO DANTE

 

PEZZATO DANTE DI FIORAVANTE

MOGLIANO VENETO 14 AGOSTO 1897

8°Rgt Bersaglieri

MORTO 24 OTTOBRE 1918 OSPEDALE DA CAMPO 076 PER MALATTIA

Dal Diario di guerra dell’VIII REGGIMENTO BERSAGLIERI

1915

combattimenti di Monte Peralba, Cima Becchei, M.Cristallo e combattè aGradisca, Sagrado,M.San Michele e M. Sei Busi

 

1916

Trascorse l’inverno sul settore di Lavaredo poi partecipò all’attacco sul fronte Cadini -Croda dell’Ancona e operò alla trincea delle Frasche, Vippacco e Doberdò

1917

Il Rgt trascorse gran parte dell’anno nell’Alto Forame e ad Ottobre formò la retroguardia del I Corpo d’Armata fronteggiando gli Austriaci a Termine di Cadore e a Rivalgo. Sostenne combattimenti a Fadalto e a Fara D’Alpago, Villa Faè e sulla sx del Piave. L’VIII Ciclisti combattè al M. Santo, M. Pigna, Tolmezzo, Lestans, San Martino, Piave.

 

1918

Il 29 Marzo passato a guado il Piave conquistò l’Isola di Caserta. A Giugno contrattaccò e travolse gli austriaci a Fagaré. Passò il Piave a guado sotto il tiro dell’artiglieria e conquistò, il 27 e 28 Ottobre, con assalto alla baionetta, la linea Stringhella- Roncadelle e occupò Ponte di Piave. Passò il Livenza e il Tagliamento e conquistò Paradiso allo scoccare dell’Armistizio. L’VIII ciclisti operò a Capo Sile, Maserada, Zenson, sul Livenza, a Pordenone a Pozzuolo del Friuli e a Risano

 

 
ONORE E MEMORIA PER ALTRI DUE CADUTI

 

 

PEZZATO GIOSUÈ ANTONIO DI ANGELO

SOD. 20 RGT FANTERIA

DISPERSO 15 MAGGIO 1916 SUL MONTE SAN MICHELE in combattimento

 

CAPORALE PEZZATO CARLO DI GIUSEPPE

MOGLIANO VENETO 11 MAGGIO 1889

CAP 55° FANTERIA

MORTO 2 NOVEMBRE 1915

MONTE SABOTINO PER FERITE DA COMBATTIMENTO