venerdì 15 maggio 2026

PROGLIO DANTE ARGUELLO 1933

 


https://youtu.be/ykPOIFX-vjM            

 In cinque in famiglia

 



https://youtu.be/p-wALOaZhME                

                    Dante da servitò

 

 

 

 

                                                   

 

    

     Papà Benedetto         Nonna Ferrero Caterina

                                                 “Rà Brichétta”

         

Sono Dante Proglio nato qui al Brichètt di Arguello. Avevamo solo due camere e la stalla e si dormiva tutti nella stessa stanza sopra la cucina e la stalla

Mia madre, Carolina, preparava una polenta e come companatico avevamo un’acciuga. Si passava una fetta di polenta sull’acciuga e in cinque ne avanzavamo ancora. Io sono del 1933 e si viveva così! Questo non è una frottola (bala) lo racconto sempre perché mi è rimasto impresso.

BATIVO Èr gran antr’éra TREBBIAVAMO IL GRANO NELL’AIA




Per procurare un po’ di grano per uso famigliare mio padre lo “bativa” trebbiava qui nell’aia. Prendeva acqua e sterco della mucca e lo spargeva per foderare l’aia. Quando era essicato si disponevano le spighe del grano in circolo. Si attaccava il “RIBAT” TREBBIO alla mucca e si passava sopra la messe, si toglievano i gambi delle spighe e raccoglievamo grano e pula, la si faceva saltare nel “Val” VAGLIO. Così si separava la pula che volava via dal grano si portava al mulino a macinare.Quella poca farina serviva per fare polenta e minestre. Il pane della tessera andavamo a prenderlo al forno di Lequio Berria o di Cravanzana. Era un pane scuro e durissimo, ma c’era solo quello e tornando a casa ne mangiavo sempre un pezzo per la fame!

A SEI ANNI ANDAI DA SÈRVITÒ

Dante Proglio: Quando ebbi 6 anni fui mandato da pastorello in “Levì” da Carlo Brangero e Maria. Andavo d’estate ma anche nel periodo delle scuole. Sovente non si andava a scuola perché Carlo mi chiamava per aiutarlo. Mi pagava con il grano e a seconda delle giornate mi dava mezzo sacco di grano o di più.   

Quando ero a Rodello mi mandavano a prendere il pane a Ricca d'Alba. Qui portavo la pasta a cuocere ed attendevo due o tre ore prima di avere il pane. In quell'attesa chiedevo al panettiere di farmi qualche pezzo più piccolo, così, tornando, un pane lo mangiavo ed uno lo nascondevo,   in modo da prenderlo il giorno dopo quando sarei andato al pascolo con le pecore. Solitamente ritrovavo il pane in modo di sfamarmi, ma una volta, nella notte piovve e il pane si inzuppò. Fui deluso, però non mi persi d'animo lo feci asciugare e lo mangiai ugualmente. Eh, da mangiare ne davano poco! Purtroppo non ebbi fortuna capitai sempre con dei "padroni" avari e poco sensibili. A Sinio dormivo nel "grupion" della stalla, contenitore dove si faceva scendere dalla "Trapa" (buco della travà)il fieno per gli  animali. Quando reclamai che stavo tutto storto mi dissero di mettermi nella " greppia" mangiatoia, e così continuai a dormir male a causa del rumore che facevano gli animali e le loro catene! Inoltre mi riempii di pidocchi e quando a dicembre tornai a casa, mia madre si mise le mani nei capelli! Dovette sbollentare tutto il vestiario e disinfestarmi per bene.                         Non so come feci a sopravvivere tra il mangiare poco e male! La cuoca era non vedente e più volte mangiai carne con i vermi! Una volta versò la polenta e tagliandola con il filo sollevai un "tuturu" intero (pannocchia). Lei non vedeva ed io la fregavo andando a rubare le uova dal pollaio. Veniva per prendere le uova ed io che le avevo già prese mi mettevo su un lato, lei passava e borbottava ma non mi vedeva.        

    



 

DA SERVO AI GIAMESI. 

            

Ai Giamesi da Angiolin Adriano fui trattato meglio e furono gli anni migliori da servitò. Conobbi tante persone e si lavorava e si stava in allegria. Vi era la famiglia di Lipo,Marietina,Francesco che aveva sposato Rosina, poi vi era la famiglia di Gepinin e Cina e da loro da manovale andava Augusto fratello d'r 'Ospidal di Bosio Cesarina mamma di Ettore ed Elio. La serenità della Borgata fu funestata dalla tragica morte di Francesco fratello di Marietina che colto da depressione si suicidò. 

  DA GARZONE DI PANETTERIA

             


       Forno di Arguello (2020)


              

ORESTE FRANCONE Reduce della prigionia

 Intorno ai 13/14 anni andai a lavorare da Oreste Francone nel forno di Arguello. Imparai un po' il mestiere e mi trovavo bene svolgendo un po' il lavoro di garzone e un po' di manovale di campagna. Cosí guadagnavo e mangiavo. In seguito, mio cugino Germano mi trovò posto da garzone nella panetteria in via Maestra ad Alba, quella che era difronte alla Chiesa di San Damiano. Mio cugino Germano, zio di Arturo lui trovò lavoro all'hotel Savona da Morra in cucina. Il mio era un lavoro pesante perché si iniziava all'una dopo mezzanotte e tra portare su dalla cantina le fascine per accendere il forno, preparare lo lvà (pasta) e infornare e cuocere si finiva a mezzogiorno, poi si mangiava,si dormiva un po' e subito si ricominciava, però vi era la soddisfazione del lavoro e del guadagno.            Prima di fare il panettiere ricordo il lavoro di pajarin d'estate a trebbiare il grano e le feste a spojè rà mejra. Dopo il lavoro vi era sempre la festa e il divertimento. Una volta andai a spojè da Angiolin e le donne ci promisero che avrebbero preparato i friceu, poi  il lavoro andó per le lunghe e noi ragazzi e ragazze che avevamo piacere di ballare due, escogitammo un modo per fare terminare il lavoro: nascondemmo   un po' di pannocchie che al buio non furono viste e si iniziò a ballare. Un'altra volta la combiniamo più grossa. Gettammo parte delle pannocchie nel pozzo! Eravamo allegri ed anche un po' incoscienti!

ALLA BORGATA “BRICHÈTT”

Noi abitavamo in sette in due camere sopra la stalla e la cucina. Di fianco viveva la famiglia di mio zio che era composta da sei persone. In una camera, qui al Brichett viveva anche Nicolin che di professione era un giocatore di carte. Mi capitò una sera di incontrarlo mentre tornavo dal lavoro. Lo trovai all'improvviso, nel buio, seduto al bordo della strada. Anche lui fu stupito di vedermi e mi chiese: da dove arrivi? Risposi: <dal lavoro> E lui,aprendo il fazzoletto giallo annodato: < baica, mi sansa fatica reù vagnà tut sossi!> Era un bel mucchio di soldi! Gli augurai buona fortuna e me ne andai. Non so più che fine fece Nicolin, ma fu sempre da solo col suo vizio del gioco!


 

Da bambino e ragazzino la vita della famiglia fu difficile, ma essendo tutti nella difficoltà si viveva in armonia. Per andare a scuola aspettavi che qualcuno portasse a casa un paio di scarpe, oppure se ti regalavano un paio di scarpe eri felice e èt blagavi anche se erano un po' piccole e facevano male!

 

La famiglia viveva di quel poco che offriva la terra, grano, granturco una piccola vigna, si seminavano i ceci. Si teneva la mucca e si prendevano,due vitellini da Tantin di Pianfré, per allevarli. Quando erano da macello si riceveva una cifra per ripagare la spesa di allevamento.Avevamo quattro pecore e una capra si ricavava latte per noi e per far tome, lana e la mamma la cardava filava e lavorava con i ferri per realizzarci maglie, calze ed altri indumenti. Avevamo una capra che “a jerà propi bona da lat” era ottima produttrice di latte, allora papà Benedetto prese un vitellino da Tantin e lo fece poppare dalla capra.

 

Metteva la capra nella greppia e così il bocinèt si attaccava alla “pupa”. Venne proprio bello, certo che noi dovemmo allungare il latte con l’acqua perché lo prendeva tutto il vitellino!

 Si teneva qualche gallina e qualche pollo. I polli li portavamo nella Meliga a Prà neuv e li lasciavamo liberi affinché crescessero. Non c'era nè il pericolo delle poiane, nè di altri animali. Ricordo che una volta fu presa una volpe e fu mangiata! Ma erano rare.

I BACHI DA SETA

Una delle prime fonti di reddito era l'allevamento dei bachi da seta per la produzione dei cochètt bozzoli. Mettevamo nella camera da letto e in cucina le "pontà" e si dormiva nella stalla.

               


Con la vendita dei bozzoli arrivavano i primi soldi. Con i bozzoli scartati la mamma realizzava qualche gomitolo di seta per produrre indumenti per tutti noi. Ho tenuto una camicietta della mamma che ha preso mia figlia come ricordo. Propi bela!

PAPÀ COLTIVAVA TABACCO

Mio padre, fumatore di sigaro e masticatore di tabacco ( o cicava), coltivava un po’ di tabacco per suo uso!

LE CASTAGNE



Tutti avevamo un po’ di castagne e le facevamo seccare nell’”essicatoio” comune che era sull’angolo del portico di Paolo all’Arditao. Una volta bianche le battevamo con la mazza “diamante” e servivano per i nostri pasti! Per il principio “ is campava via gnente” Non si sprecava niente, il brodo della bollitura delle castagne veniva usato per le zuppe con il pane!

                           L’ACQUA


Si andava a prendere l’acqua per uso alimentare alla fontana che era a duecento metri, e c’è ancora! Ci prendevamo il “ baso” e con due secchielli si andava. Per gli animali avevamo l’acqua del pozzo. “d’ogni modo” ho sempre sentito dire che qui al Brichètt preferivano offrire un bicchiere di vino piuttosto che un bicchier d’acqua! Il vino c’era e non mancava mai, l’acqua bisognava procurarsela.

 

DURANTE LA GUERRA


Nel periodo della guerra io avevo 8/ 10 anni ma fu un tempo brutto e complicato. Qui da noi venivano a nascondersi i partigiani e si costruivano dei nascondigli , così potevano avere la visuale su Cravanzana e Bosia.  Noi vivevamo nella paura perché si sentiva che dove arrivavano i nazifascisti e trovavano anche solo un bossolo dei partigiani davano fuoco alla casa. Inoltre i partigiani prendevano il poco mangiare che avevamo per noi. Presero il vitello a mio zio che aveva due razze e due ragazzi, e volevano prendere anche il nostro se mio fratello Luigi non fosse intervenuto piangendo a chiedere di lasciarcelo! Vennero i nazifasisti e si piazzarono con le mitraglie lì nel prato del Gir dell’Arditao. Andò bene che non trovarono i “rifugi dei partigiani”!.      

       

 


 

QUANDO SI “BATTEVA IL GRANO”

Alla trebbiatura, quando veniva la macchina si faceva il piazzamento nel prato dell’Arditao. Prima venivano con il “motor a Feu” che paceva girare i meccanismi della trebbia, in seguito vennero con “ il trattore a testa caoda”. Era proprio una bella festa. Pensa che eravamo noi 14 del Brichètt,23 dell’Arditao, Giovanin della Masseria1 Si faceva una gran tavolata lì in mezzo alle case e tutti portavano qualcosa da mangiare. Chi portava salame, chi preparava il pollo, chi il coniglio e si faceva festa. Si cantava, si giocava al balon e a bocce! Ricordo Dolfo e Carola, mia nona Catlinin “rà Brichetta Levatriz”, Domini fratello del nonno di quelli della Masseria e mio zio perché aveva sposato una sorella di mio padre.

 

 


 

LA BOTTEGA E L’OSTERIA ALL’ARDITAO

All’Arditao, mia nonna aveva la bottega di tessuti della quale vi è ancora l’insegna sulla casa ormai diroccata.

Vendeva pezze di stoffa, camicie, pantaloni.

“Cin” tenne anche l’Osteria all’Arditao, poi si spostò in Belbo.

martedì 5 maggio 2026

MACCO PROF.DOMENICO NEIVE1938 2026

 


https://youtu.be/BuyHdpIQeVM

Ricordi di Domenico Macco 1938

Mia mamma Savoiardo Maria e mio papà Michele lavoravano da Rocca  Podestà di Neive.

Il Papà era il factotum del Sig.Guido e oltre a provvedere ai lavori di campagna e di cantina, era anche il conducente “drà vetura” il calesse trainato dal cavallo.

La mamma svolgeva lavori di “servizio” presso la famiglia: cucinava, lavava, stirava e puliva.

Ricordo che il Sig. Guido e Sig.ra Colomba ospitarono e tennero nascosta una famiglia Ebrea, la mamma provvedeva a preparare il mangiare anche per gli Ebrei che abitavano in una camera di Casa Rocca e in quel periodo preparava anche il cibo per un gruppo di “repubblicani “ che aveva sede nella casa Raballo posta proprio di fronte a casa Rocca!

 

Una volta i due Ebrei uscirono e nel frattempo venne a cena dai Rocca un gruppo di repubblicani e tedeschi. Quando i due rientrarono si trovarono nell’impossibilità di raggiungere la propria camera poiché avrebbero dovuto attraversare la camera da pranzo. Il Sig. Guido scese in tempo per avvisarli del pericolo e li fece entrare nel grande camino che era a pian terreno. Questi salirono su per la canna fumaria e rimasero su alcune pietre che servirono da gradino. Finchè i militari non se ne andarono rimasero in quella scomoda posizione, poi scesero e venne loro chiesto di non uscire più dal loro nascondiglio.

 

 

-Domenico rammenta quando i nazi fascisti arrivando dal Rondò videro il ragazzo Leone Rocca che era sceso in strada a curiosare. Domenico dalla finestra di una camera della loro abitazione, di proprietà dei Rocca, assistette all’arresto del giovane Leone.

-Il papà Michele fu ferito da un repubblicano che lo vide da Località “Marcorinass “ mentre lui zappava nella vigna ar Cadètt. Gli sparò nonostante i Dellapiana insistessero a dire che non stava scavando una Trincea per i ribelli, ma stava zappando! Il fascista, quando accorse a vedere chi fosse il ferito, con arroganza osservò il buco prodotto nella caviglia dal proiettile e commentò: <Avrei dovuto spararti in fronte.!> Domenico riporta le parole dei Dellapiana e di papà che dicevano < aveva mirato per uccidere, ma la distanza lo aveva tradito e la traiettoria aveva salvato il povero contadino Michele. A prestare le prime cure a Michele, fu (Maria Dacasto) un’ infermiera ricordata anche dal Partigiano Volpe Giovanni <mi salvò la vita due volte: quando sono nato perché aiutò mia madre a partorirmi e nel ’44 quando all’ospedale di Neive mi nascose ai tedeschi che ricercavano i giovani di leva!>

 

<Il 15 Aprile 1945 dalla finestra di casa, vidi arrivare dal Rondò un giovane che spingeva una bicicletta con sopra un altro giovane ferito. Uscii nella piazzetta di San Rocco e con altre persone tra le quali Cecilia rà Possetta la ricamatrice che era sempre sulla porta e sapeva sempre tutto di tutti (Mio padre l’aveva soprannominata “il Gazzettino Padano”), li vedemmo arrivare in piazzetta .Ricordo che il ferito aveva il pantaloncino corto insanguinato e la coscia trapassata da un proiettile, il compagno Partigiano lo stava trasportando all’Ospedale per farlo medicare, e dissero che avevano ucciso Valerio Boella “Valter”. Dopo poco tempo arrivò la sorella di Valter e andava chiedendo a quelli della piazza San Rocco se avessero visto suo fratello. Avevamo avuto notizia della morte prima noi di lei!

 

La colonna nazi-fascista lasciò Neive

Dopo il rastrellamento dell’otto dicembre 1944 assistetti all’uscita dei nazifascisti che scendendo dall’Arco, erano avviati verso Rondò. Ricordo dei cavalli, degli uomini a piedi, un cannoncino con le ruote, un camion con dei giovani arrestati e due militari che sorreggevano Carlin Negro il padre di Giovanni. Arrivati dal peso di Giuseppe Baroé, lo lasciarono sul ciglio della strada pensando fosse morto. In suo soccorso giunse la brava infermiera MARIA DA CASTO che gli effettuò un’iniezione per rianimarlo. Ripresosi, tornò rapido in San Sebastiano dove svolgeva l’attività di Panettiere.


                         Classe III Media A.S. 1964/'65

 Prof. Domenico Macco                Prof. Ferraris
Domenico Sindaco ALL'Ordinazione don Paolo Alutto 
                 Avv. Cardino Domenico-Mauro- Beppe


         Inaugurazione Palestra Comunale Neive Sindaco Domenico
         Inaugurazione Palestra Sindaco Domenico Direttrice Passalacqua


lunedì 27 aprile 2026

POGGIO ROMOLO Borgomale 19 11 1929 27 4 2021

 

 



 

Poggio Romolo BORGOMALE 19 11 1929 DI Maurilio Mugnaio di Ponte Belbo, ANDATO AVANTI IL 27 4 2021

Andai due volte a intervistarlo, ma era sempre indaffarato e non mi permise di registrare quanto ricordava. Mi lasciò comunque tanti spunti per approfondire notizie sul periodo della guerra.

Lo fotografai alla festa di Santa Caterina di Borgomale dove da buon Priore guidava l’Asta delle piantine che lui e la moglie avevano donato.






 

< iniziai l’attività a soli 14 anni quando mio padre a 48 anni cadde da uno di questi porticati. Il mulino era stato fondato da mio nonno Giovanni 120 anni fa sulla sponda sinistra del Belbo. Con mio fratello Remo portammo avanti il lavoro. Nel 1994, con l’alluvione fui costretto a sospendere il lavoro di Mugnaio poiché come vedi dalle foto il mulino subì danni disastrosi. 



Mi trasformai in commerciante di granaglie, concimi, prodotti per l’agricoltura e l’allevamento di animali da cortile. Col tempo risistemai il mulino e ripresi a macinare piccole dosi di grano e meliga, un po’ per passione e un po’ perché volevo onorare la Memoria del nonno e di mio padre. Mi fa soprattutto piacere quando vengono le scolaresche di bambini che così hanno modo di vedere come funziona il mulino ad acqua.>








 

 

Grazie a Romolo alla sua testimonianza possiamo anche  Ricordare il Partigiano
CAVICCHINI UMBERTO (Mugnaio)
06/11/1925 ERBE' (VERONA) –
Nome di battaglia GIANNI
Formazione
CDO 2° DIV LANGHE Dal 15/09/1944 Al 20/11/1944
Caduto il 20/11/1944 nel Comune di CASTINO
DECEDUTO IN SEGUITO A FERITE



 

:<Gianni, il partigiano di cui hai visto la lapide era fuggito dalla caserma di Asti e con altri venivano a casa nostra per mangiare. Mio padre Maurilio, si raccomandava che non facessero imprudenze, ma loro erano giovani e profondamente convinti che dovevano combattere sti tedeschi e fascisti. Il 20 novembre quando ci fu la battaglia, lui fu tra i primi a fronteggiare i tedeschi che erano certamente meglio armati. Non ebbe paura e sparò fino all’ultimo prima di essere falciato! A guerra terminata vennero da noi i suoi famigliari e li accompagnammo alla Vernea, sul luogo dove Gianni fu ucciso……>





TENENTE FRANCO MARCHELLI “MARCO” COMANDANTE 1° COMP. ALPINI

Fornì alcune notizie sul gruppo di “ALPINI DELLA MONTEROSA, MANTENUTI IN ARMI ED IN UN UNICO GRUPPO DOPO IL PASSAGGIO CON I PARTIGIANI

< perdite subite dalle form. partigiane : caduti 7, feriti 31, dispersi 5. > <ho avuto alle mie dipendenze l’alpino Cavicchini Umberto  “Gianni”. Rientrato dalla Germania nei ranghi della Divisione Monterosa, fu uno degli organizzatori della defezione in massa del Battaglione Bassano, disertata ad Asti il 15 settembre 1944 e passato alle varie formazioni partigiane della zona. Sebbene ventenne, comprese tutta l’importanza della causa abbracciata, dedicando generosamente le sue giovanili vigorie, intelligenza e fede alla lotta intrapresa. Ligio al dovere, disciplinato e animato dai migliori sentimenti, fu sempre tra i primi là dove la necessità chiedevano uomini di coraggio e di fede. Partecipò a numerosi combattimenti sulle Langhe e nel Monferrato, distinguendosi sempre.

       




venerdì 24 aprile 2026

BORRI SEBASTIANO Sommariva del Bosco 1915 U.R.S.S. 1943 lettera del 1941 Albania

 






BORRI BASTIANIN IN UNA LETTERA DALL'ALBANIA AL FRATELLO FELICE ( Sarà militare in Africa e poi deportato in Inghilterra)


                                               fratello Borri Felice (panettiere in Africa o prigionia)
Bastianin ONORA I COMPAGNI CADUTI1




Dintorni di Valona 06 Febbraio 1941

Carissimo fratello Felice, Giungo a te con questo povero scritto ,sono

Sebastiano nella foto vestito in borghese. Ti faccio sapere che sono in ottima

salute come spero di te. Mi ha fatto piacere ricevere la tua cara lettera con la

foto che mi ha fatto contento. Hai fatto bene a “cimentare”(riprenderlo) padre

e avete fatto bene a comprare la radio. Ah se potessi farvi avere mie notizie

via radio! Ah se potessi parlarti a voce ,avrei tante cose da raccontarti! I

Greci mi hanno preso una volta e io sono fuggito però ho perso tutto il mio

corredo e zaino. Ma è andata bene,ora i miei superiori mi daranno

nuovamente tutto. Forse adesso faremo parte della Divisione Julia ,per ora

l’indirizzo è sempre il solito fino a nuovi ordini. Cosa mi rincresce “dispiace”

è che sono morti dei miei amici di Sommariva: Tista, Perot , il Borgno,il Naco

e altri ancora!

 

CERUTTI PIETRO DI MARCO

SOMMARIVA BOSCO (CN/I) il 14/01/1920

SOMMARIVA BOSCO (CN/I)

Contadino

FFAA Regie DIV ALPINA CUNEENSE 2^ RGT

 SOLDATO

Luogo di morte: BOLENA (AL) il 23/05/1941

 

GALVAGNO STEFANO DI GIOVANNI

SOMMARIVA BOSCO (CN/I) il 15/09/1918

SOMMARIVA BOSCO (CN/I)

Qualifica: FFAA Regie

DIV ALPINA CUNEENSE 2^ RGT

CAPORALE

BRATAJ (AL) il 27/12/1940

 

 

GIANOLIO ANTONIO DI GIOVANNI BATTISTA

SOMMARIVA BOSCO (CN/I) il 09/10/1910

SOMMARIVA BOSCO (CN/I)

FFAA Regie DIV FORLI' 44^ RGT FANTERIA

SOLDATO

ALBANIA il 12/04/1941

 

 

MAGLIANO GUGLIELMO DI ANTONIO

SOMMARIVA BOSCO (CN/I) il 24/02/1916

SOMMARIVA BOSCO (CN/I)

Contadino

FFAA Regie

1^ GRP ALPINI VALLE BTG VAL NATISONE

SOLDATO

MONTE BREZHANIT (AL) il 28/12/1940

 


lunedì 23 febbraio 2026

BIANCOTTO IVO RICORDO DI ZIO MARIIN

 








                  Sindaco Ivo Biancotto alla Canova di Neive con "Meghi" e Sindaco Ballarello Gilberto



Mamma Elsa                                Michelino      Papà Guido


                                         IVO (terzo da sx) con amiche e amici neivesi



                                                           MAURO seduto, 

da sx CARLA,SILVANA,DENIS,  BIANCA,MARIANGELA,BEPPE,ROSSELLA,ITALO,OLGA

                                        dietro EUGENIO E IVO "O CIT" con malocà pronta!



GIACHINO  MARIO COAZZOLO 21/03/1924

CONTADINO - MARINAIO a  POLA

Nome di battaglia TITO

PARTIGIANO  Dal 15/02/1944 Al 07/06/1945

 

 

Ivo Biancotto: Buongiorno Professore. Sono Ivo Biancotto. Mi ha dato il suo numero il nostro comune amico Mauro Versio, che vuole le mandi un mio discorso per il 25 aprile.

Ivo Biancotto: Avevo tredici anni ed ero ospite di mio zio Marien nome di battaglia Tito nella cascina di Rio Freddo. La sera si guardava la TV ancora in bianconero. Ad un certo punto in una tribuna politica comparve il faccione baffuto di Giorgio Almirante. Mio zio allora si alzò e andò nella stalla. Mia zia Rosa scuotendo la testa commento' : " Quando vede quella brutta faccia lì, si ricorda di avere lavoro nella stalla". Seguii lo zio nella stalla e gli chiesi perché. Mi rispose solo "Ha fatto del male a dei miei amici". Ero un ragazzino tredicenne, avevo appena finito di leggere i ventitré giorni della città di Alba ed ero intriso ancora dell'epopea fenogliana. Guardai il viso scarno dello zio e gli domandai: " Ma zio perché dopo la guerra non li avete uccisi tutti?". Mio zio non rispose e salì le scale per andare a dormire. La mattina dopo si faceva colazione insieme, le grosse tazze di latte con i wamar sulla linda tovaglia a scacchi rossi e bianchi. Mio zio mi guardò a lungo e poi si decise a darmi finalmente la risposta della sera prima.

" Sai, era quello che avrebbero fatto loro ... ".

La peggiore cosa che può farti il nemico è farti diventare come lui.

Buon 25 Aprile

                  Giachino Mario Partigiano"TITO"


                  GIACINO MARIO ad Alba liberata

 GIOVANNI NEGRO Partigiano Jean DELLA Val Varaita

                                    lo ricordò