domenica 14 gennaio 2024

GABUTTI VALERIO ALBA CISSONE 1926 E SORELLA ALFONSINA

 


Nacque ad Alba in Corso Langhe, dove il padre svolgeva il lavoro di calzolaio. Il Papà era originario di Cissone e dopo essere andato ad imparare il mestiere a Roddino, aveva aperto un suo laboratorio con alcuni garzoni ad Alba. Lui, del 1895, sposò Candida Rapalino di Benevello e vissero in Corso Langhe finchè il lavoro di ciabattino fu abbastanza redditizio. Producevano scarpe belle e anche zoccoli durante tutto l’anno e quando vi erano fiere, si caricavano i sacchi di scarpe in spalla e andavano a venderle. Quando Valerio ebbe 5 anni, verso il 1931, il papà decise di ritornare a vivere a Cissone, lì si tirò avanti allevando una mucca, tre pecore, qualche animale da cortile e coltivando la poca terra. Il padre continuò pure a riparare scarpe e a trasformare vecchie scarpe in zoccoli adattando i sèp (suole di legno di salice). Certo, furono tempi duri, poiché era una famiglia di nove figli (di cui Valerio era il più grande) e si viveva in due camere sopra la stalla e il fienile, ma tutti collaborarono, Valerio con le sorelle più giovani andava al pascolo e a procurare il mangiare per i bachi e gli animali.

Quando ebbe 14 anni, Valerio andò a Serravalle Langhe da Manera, il falegname, per imparare il mestiere, ma non imparò nulla poiché si svolgevano più che altro riparazioni di attrezzature di campagna: botti, carri, carriole, zappe ecc.



In quel Croton di falegnameria vide però un mandolino rotto che gli rimase impresso in testa e gli fece scattare il desiderio di costruire strumenti musicali. Cinquant’anni dopo realizzò un mandolino uguale a quello visto.

Tutti gli strumenti costruiti furono opere ispirati da altrettanti pezzi, alcuni unici, come la chitarra di cui vide una foto risalente al 1918 presso una famiglia di Diano d’Alba, e poi viole, violini, violoncelli, ghironde. Ogni volta che vedeva uno strumento gli sorgeva il desiderio di costruirlo e allora procedeva. Ha il ricordo della storia della costruzione di un’altra chitarra che vide presso un Albergo di Lequio Berria: La vide, si incuriosì, la osservò attentamente e ne realizzò una copia che possiede ancora con tutti gli altri strumenti realizzati in tanti anni di lavoro. Sì perché, Valerio fu sempre gelosissimo dei suoi strumenti e non ne ha venduto nessuno. Ne prestò   e ancora oggi ne concede   a dei musicisti per concerti, ma vengono sempre restituiti, non sono in vendita. Afferma: <quando non ci sarò più saranno esposti in un museo.>

Fu interessante la storia per la costruzione di un violino: a Dogliani vi era una conoscente che ne possedeva uno, ma era gelosissima e non gli permetteva di toccarlo. In un’occasione lasciò il violino sul tavolo e lei si assentò. Ne approfittò subito, aveva il giornale sotto il braccio, lo aprì e con la matita fece una copia del contorno del violino e disegnò alcuni pezzi. Richiuse il giornale e il gioco fu fatto, quei disegni furono sufficienti a permettergli di realizzarne uno uguale.


A vent’otto anni realizzò il primo violino grazie ad una famiglia di Pradleves che gli concesse di osservarne e studiarne uno che possedevano, non   venne proprio perfetto ma rimase legato da grande affetto poiché ricorda quella famiglia di persone di cultura ma semplici.  Anche un violoncello che realizzò su copia di quello di un’amica tedesca contadina e violoncellista, lo gratificò molto. Lo concede a lei che lo ha utilizzato in parecchi concerti e si è complimentata per il pregio e musicalità dello strumento, e sempre lo restituisce.

UNA GHIRONDA


Per realizzare una Ghironda dovette faticare molto, più che altro perché la visionò presso dei “montagnin” suonatori di Dronero ma con dei sotterfugi poiché si avvicinava solo quando questi si allontanavano dallo strumento. Tuttavia si fissò nella mente quei 100 pezzi e riuscì a produrli ed assemblarli con grande soddisfazione. Un'altra ghironda la costruì ideandola per essere suonata come una tastiera e tuttora funziona.

Per costruire gli strumenti dedicò sempre, non meno di cento ore per terminarli, ma sempre provò grande soddisfazione, e glielo si legge negli occhi mentre racconta.



Un'altra grande gratificazione la ebbe dal restauro dell’Organo della Confraternita dei Battuti di Dogliani del 1742. Trovò l’organo in condizioni pietose, i topi l’avevano reso inservibile costruendo parecchi nidi e avevano rosicchiato le canne, ne trovò ben 160 sparse per la Chiesa! Con pazienza rese nuovamente suonabile il meraviglioso e prezioso strumento. Fu collaudato e approvato ma non comprese mai perché non sia stato utilizzato in qualche occasione. Valerio seppure stanco volle ancora ricordare l’interessamento che don Conterno, il parroco di Dogliani ebbe per il restauro e onorarlo ricordando la sua brillantezza nel retribuirlo per l’attività svolta. Gli chiese il conto con insistenza e lui non glielo portava mai, quando si decise a presentarglielo lui lo guardò e sorridendo alla richiesta di ottocento mila lire, rispose con  Lire due milioni e quattrocento e  un solenne ringraziamento.

Ciao Valerio, ad attenderti in Cielo avrai trovato la tua cara sorellina Alfonsina che veniva a portarvi il cibo quando vi nascondevate durante i “rastrellamenti” a Cissone, e gli amici Renato Salvetti Partigiano René Deportato a Mathausen, con Pini Segna Partigiano “Rudy” che scampò fortunosamente alla “fossa” fattagli scavare per metterlo alla prova!  Quante cose avrete da raccontarvi! Grazie per quanto avete narrato! Io mi ricorderò di voi nelle mie preghiere, e voi ricordatevi di me!

 

                              RENATO SALVETTI
PINI SEGNA

                    ALFONSINA GABUTTI MOLINARI


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