sabato 18 novembre 2023

PRESSENDA FIRMINO ALBARETTO TORRE 1922

 PRESSENDA FIRMINO ALBARETTO TORRE 1922










https://youtu.be/adO3OjHbabY   Mio padre e la guerra del 1915

https://youtu.be/J-mnWA5n1_I                       

                                                           Partimmo

https://youtu.be/YGw_I8cK_Y4             Da Gomel

 

https://youtu.be/f0i2jXcdSyQ                Da Buda

 

     

di Luigia Destefanis 1893 e Maggiore 1891

La mamma Luigia Destefanis anno 1893 detta Vigia di Garabèi  (Borine) il papà Pressenda Maggiore anno 1891 detto “Magg” di Garabèi (Borine)


<Papà raccontava che dov'era in guerra, in Trentino, scendeva tantissima neve e patirono un grande freddo. Anche a lui come a molti suoi compagni si congelarono le dita dei piedi. Ricordava le Trincee e i tanti morti per assideramento o perchè uccisi dal nemico.> 

 LA GUERRA DEL '40-'45

<Nel periodo in cui rimasi al Colle di Nava, ogni giorno prelevavano un numero di Alpini per la Russia e un giorno toccò anche a me. Ricordo che dissi al Tenente che ero stato in ospedale perché avevo le palpitazioni di cuore e allora questi mi disse:<Le mezze tacche non le portiamo, rimani pure qui!> Non mi importò di essere considerato “mezza tacca” e fui contento mi avesse scartato. Al colle di Nava continuammo a far esercitazione e poi tornammo a Garessio. Il 31 Dicembre ci caricarono sulle tradotte tutti e 600 (il secondo battaglione) e viaggiando per 23 giorni ci portarono fino quasi al fronte, poco oltre Charkow, ci fermammo un solo giorno. Si vedeva il lampeggiare del fuoco delle mitraglie e dei bombardamenti, Non ci dissero nulla e il giorno dopo si ripartì. Viaggiammo per tre giorni e capimmo che si tornava indietro poiché vedevamo i paesi e le stazioni del tragitto di andata

 

104° Reggimento Alpini (Divisione alpina Cuneense):

Dal 29 al 31 Dicembre 1942 con 4 tradotte i 2 battaglioni complementi partirono per il fronte russo sganciandosi dal Reggimento il quale con tutto l’organico di comando rimase in Italia.

Il 20 Giugno 1942 si costituì a Garessio (Cuneo) il 104° reggimento alpini di marcia al comando del colonnello Spartaco Majani.Il reggimento prese questo numero perchè riunì i battaglioni complementi destinati alla 4° divisione alpina Cuneense e precisamente al 1° Reggimento alpini (I battaglione) e al 2° Reggimento alpini (II battaglione).Unitamente al 102° e 103° Reggimento costituisce la IIIa Brigata alpina di marcia che riunisce i complementi per l’intero corpo d’armata alpino sul fronte russo.
Il 104° Reggimento si ordina su 2 battaglioni che inquadrano tre compagnie fucilieri e una compagnia armi d’accompagnamento. Ciascuna compagnia fucilieri è costituita dai complementi destinati ad un determinato battaglione.
La composizione del Reggimento è la seguente:

Plotone comando reggimentale


I° battaglione complementi: plotone comando di battaglione,

601 Cp (Mondovì),602 Cp (Ceva), 604 Cp (Pieve di Teco), 401 Cp armi accompagnamento.
II° battaglione complementi: plotone comando di battaglione, 607 Cp (Borgo S.Dalmazzo),608 Cp (Dronero), 612 Cp (Saluzzo), 402 Cp armi accompagnamento.

Il I° battaglione comandato dal Ten.Col. Scippacercola era giunto a Rossosch il 10 Gennaio 1943 ed in attesa di essere incorporato dal 1° Reggimento alpini era stato sistemato nel villaggio di Sukowka Babka circa 12 chilometri nord-est di Rossosch. Il giorno 15 ricevette l’ordine di mettersi a disposizione del comando piazza di Rossosch , si trasferì quindi nella periferia della città in attesa di dare il cambio il mattino seguente al battaglione sciatori Monte Cervino e di sostituire nei compiti difensivi i distaccamenti salmerie che dovevano rientrare ai rispettivi reparti in vista dell'imminente ripiegamento. Le compagnie arrivarono quando era già sera e divampavano incendi provocati dai furiosi scontri della giornata. Al battaglione dovrebbero essere anche fornite armi di reparto in quanto la dotazione armamenti si compone solamente di fucili e pistole individuali e poche bombe a mano.


All’alba del giorno seguente (16 gennaio 1943) una intera brigata di carri armati sovietici irruppe nella città. Secondo gli ordini ricevuti il Ten. Col. Scippacercola inviò la 604 Cp (Cap.Filippo Dominoni) e la 401 Cp (Cap. Amedeo Peirone) verso il campo d’aviazione della città. Le due compagnie mentre erano ancora in marcia vennero sorprese dai carri armati che le distrussero sino all’ultimo uomo. I rimanenti reparti: plotone comando (Ten. Marcello Merlo), 601 Cp (Cap. Adolfo Mazzini), 602 Cp (Cap. Gianfranco Clerici) si avviarono per dare il cambio al Monte Cervino ma incapparono anch’essi in una formazione di carri russi.

 

Pur essendo privi di armi automatiche e anticarro gli alpini tentarono una disperata difesa. Molti furono uccisi, altri feriti o prigionieri; da questa tragica situazione emerse la figura di Don Rinaldo Trappo cappellano del battaglione che riunì 147 superstiti tra cui il Ten. Col. Scippacercola ferito e li portò in salvo ripiegando prima su Popowka e poi su Podgornoe. Di questi superstiti solo 46 riusciranno a tornare a casa, gli altri cadranno nei successivi combattimenti.

Il II° battaglione al comando del Maggiore Giuseppe Allemandi parte da Garessio il 31 dicembre 1942 quando i russi hanno già sferrato l’offensiva a

 sud del corpo d’armata alpino.

Il primo convoglio giunse a Rossosch il 13 gennaio mentre il secondo poco oltre Charkow fu fermato per interruzione linea ferroviaria e dopo un paio di giorni di sosta in questa località fu destinato dopo altri tre giorni di viaggio a Cernigow una località vicina a Gomel.

Nelle prime ore del giorno 16 Gennaio le tradotte che trasportavano il battaglione si fermarono alla stazione di Karkow e  bloccate appena in tempo per sfuggire all’orribile sorte toccata al I° battaglione.

Dopo alcuni giorni di viaggio ci sistemarono in una caserma isolata e vennero aerei a bombardare molto vicino.

Bombardarono anche la sera, proprio su di noi e uscimmo tutti da quella caserma,(Cernigow) ci furono solo quattro morti perché riuscimmo a scappare e fortuna che c’era spazio per distanziarci e ripararci tra gli alberi!

 Tra questi morti vi fu un Tenente che diceva sempre:< vado in Russia ma non tornerò!>fu proprio così.

Quegli aerei scendevano così in basso che “voghivo na mosca!”(vedevano una mosca).

Quando fecero l’adunata per ripartire ci presentammo tutti spaventatissimi e ci fecero marciare sistemandoci, quando era notte, nelle case dei civili o nelle scuole. Ci fermammo una ventina di giorni in un paese dove io e un altro Alpino andammo in una famiglia, mentre altri erano nella scuola e altri sparsi nelle izbe. Si dormiva sul terrapieno, ma al coperto non faceva freddo, invece fuori vi erano temperature fino a meno 40 gradi. I fiumi erano tutti ghiacciati e vedevamo la gente del posto che per prendere l’acqua rompevano le lastre di ghiaccio e con una lunga pertica tiravano su il secchio d’acqua. Erano posti per niente moderni.

Ripartimmo per una marcia di tre giorni e ci fermavamo alla sera. Ci ritiravamo nelle case che trovavamo lungo la strada ed erano abitate da sole donne impaurite e un po’ “brusche”, certo noi occupavamo tutta la casa, dormivamo uno sopra l’altro pur di ripararci dal gelo esterno. Arrivammo a Buda (che dista una sessantina di km. da Gomel) e rimanemmo in quel paese sistemati in una caserma. Da lì vedemmo i bombardamenti su Gomel e si seppe che quella caserma dove avevamo alloggiato fu rasa al suolo. Si rimase fino alla Primavera quando poi ci fecero rientrare in Italia.

I reduci dalla ritirata arrivavano a Gomel e quindi noi non li vedevamo, però mi ricordo di un mio commilitone che seppe di un suo fratello che era arrivato a Gomel dalla ritirata e ottenne di farlo venire in infermeria da noi a Buda, dopo otto giorni morì. Andammo tutti al funerale e fu sepolto al bivio di una strada. Erano dei dintorni di Alba e a fine guerra fu rimpatriato.

In quel paese attendevamo il giorno del rientro ma non si sapeva nulla né della ritirata né dell’Italia poiché le poste non funzionavano più e i giornali erano scritti in russo e polacco per noi illeggibile. Con me vi erano Destefanis Celso e Castagnotti Giuseppe di Lequio Berria, Drocco e Sobrero di Rodello.    

 

 

 

 

Tornati a Cuneo ci assegnarono 40 giorni di Licenza, dopo fummo richiamati in Caserma e ci inviarono al Brennero. Qui sopra Merano ci accampammo in alto in mezzo a delle pinete e vedevamo tantissimi camion transitare Provenienti dall’Austria. Non vi era ordine di sparare ma ci facevano salire per quelle valli strette e piazzavamo le mitragliatrici. Sembrava volessero farci sparare ai tedeschi, poi invece dopo 7 od 8  giorni giunse l’ordine di “sbandarsi”, eravamo dopo l’otto Settembre ed io quella mattina avevo “marcato visita” perché avevo febbre e mal di gola ed ero in tenda. Sentii degli Ufficiali che parlavano con dei militari e  spiegavano che era arrivata la comunicazione che gli uomini potevano “sbandarsi” cioè abbandonare le armi e rientrare alle proprie case. Tutti felici, si scappò subito, io presi solo due bombe a mano e come altri precorsi un po’ di sentieri per scendere dai mille e più metri di altitudine e mi ritrovai all’accampamento della tredicesima Compagnia, la nostra era la XIV. Scesi ancora e un Tenente dell’Artiglieria mi chiese di aggregarmi a loro per sparare ai tedeschi, non dissi nulla ma appena ebbi occasione inforcai una scorciatoia e arrivai al paese. Qui incontrai un Alpino di Bra, Destefanis Valente, col quale procedemmo nella fuga e ci facemmo un’ottima compagnia.

 

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