lunedì 30 ottobre 2023

MILANO ALLARIO MARGHERITA 1920 BONVICINO e ALLARIO GIOVANNI

 

 









 

MARGHERITA MILANO ALLARIO nasce nel 1920 alla cascina “Ross” di Bonvicino. La mamma GROSSO  (Maria Giuseppina) Marieta era del 1883, il papà Edoardo del 1881. La famiglia era composta dal papà Edoardo, mamma, nonno e nonna Carolina (Taide) del 1958 e loro due figlie Gemma del 1913 e Margherita del 1920. Margherita ricorda che andava al pascolo con pecore e mucche e bisognava fare attenzione affinchè non andassero nei poderi dei vicini o nei “bozoré” cespugli di rovi. Dice che da ragazza il papà le faceva andare a “sarì ra meira” a sarchiare la meliga la disposizione era : primo il papà, poi la mamma, la sorella e lei.” Piaumo quatr sorch e faumo andé, fozonaumo!” Si prendevano quattro solchi e si lavorava, eravamo efficienti e veloci!

Papà Edoardo partecipò alla Guerra Europea del 1915/18 nonostante avesse già moglie e una bimba.

GIOVANNI ALLARIO


< quasi tutte le sere, quando avevo 10/12 anni dicevo al nonno materno Edoardo Milano: <Sa, parloma an poch dra guèra?>(DAI , PARLIAMO UN PO' DELLA GUERRA?)

 





Il nonno Edoardo (Parin) raccontava della guerra del ‘15 /’18 e ricordava le battaglie del Monte Santo, Monte Nero, Castagnevitza






e di quando durante la ritirata di Caporetto fu preso prigioniero. Trascorse due anni in un campo di prigionia. Tornò a casa dopo un anno che la guerra era finita!

Margherita: In questa foto ci sono anch’io! Avevo 10 anni ed ero “Piccola italiana”, vi erano i “Balilla” e poi gli “Avanguardista” avevamo un Maestro si chiamava Grignolo.

MARGHERITA: <Mio zio Grosso Giovanni, fratello di mia mamma, morì a Milano il 19 maggio 1917 a causa di ferite riportate in combattimento. Conservo di lui una foto e una lettera che gli scrisse una sua cugina Giordano Annetta e che forse non ebbe risposta. Mia nonna, avendo saputo che era ricoverato all’Ospedale di Milano, se ne partì da sola per andarlo a salutare un’ultima volta!

                   

 Bonvicino li 23 11 1916

Carissimo cugino

Ci ha fatto molto piacere sentire che sei in buona salute e che sei ancora all’ospedale. Fintanto che ti lasciano lì va proprio sempre bene, ed è proprio una fortuna d’avere come dici che il tuo reggimento è in prima linea. Caro cugino fatti dunque coraggio, sta sempre allegro che Dio ti provvederà fortuna fino alla fine e speriamo che non tarderai tanto a venire in licenza. Ci rincresce anche a noi che non puoi passare quella convalescenza a casa, ma che cosa farci, bisogna aver pazienza, è meglio così che peggio.. Speriamo in Dio che metterà rimedio e avrà termine questa guerra da poterci dinuovo tutti riunirci. Finora a Bonvicino va ancora bene e non ci è restato nessuno. Son già venuti in licenza ad agosto, Giovanni, Rocca, Bracco Giovanni, Altare Emilio,Fresia Marciano. Riguardo al mio cognato è da qualche giorno che ha scritto e di salute sta bene, è sempre al Fronte in Trincea e speriamo che non tarderà tanto a venire in licenza anche lui.

Caro cugino fatti dunque coraggio e sta sempre bene come noi tutti al presente e i tuoi di casa. Stanno tutti bene e si fanno coraggio. Oggi è passata la tua sorella Bettina venuta da noi per cucire un vestito a tua madre e mi dice di farti tanti saluti. Caro cugino, altro non mi resta che di salutarti di vivo cuore da parte di noi tutti indistintamente e ricevi un bacio dai miei bambini e ricordati sempre di noi e noi facciamo altrettanto di te. Non passiamo un momento senza pensare a te e sperare in Dio sempre.

Addio addio, ti saluto caramente e ricevi un bacio e una stretta di mano dalla tua cugina GIORDANO ANNETTA

 

Margherita: ricordo di un Partigiano che chiamavano “Lulù”. I nazisti lo cercavano e lui si diceva si fosse appeso un cartello con su scritto: VADO IN CERCA DI LULÙ! 

I NAZIFASCISTI A BONVICINO

Margherita: una volta vennero i nazifascisti a Bonvicino e volevano dare fuoco al paese. Grazie al Parroco Don Nalino Bartolomeo originario di Mondovì. Il Comandante tedesco desistette dall’intenzione. Il parroco lo pregò in tutti i modi e questi se ne andarono. Non ricordo se fosse la stessa volta che poi uccisero la “fidanzata” di Lulù. La presero in seguito ad una “soffiata” e le rasarono i capelli a zero, poi con una bomba la fecero “saltare”.

QUARTARA CAROLINA GIOVANNA DI GIUSEPPE

TORINO il 23/08/1901

Commerciante

BONVICINO (CN/I) il 30/07/1944

Quando i Partigiani spararono su Bonvicino dalla Lovera, noi ci riparammo nella cantina e sentivamo i proiettili che passavano sopra la nostra casa. Fu in quell’occasione che i tedeschi uccisero un uomo che lavorava in un campo e presero in ostaggio il Maestro Rocca. Poi lo lasciarono tornare a casa. Un tale  Montanaro Giuseppe che si era sposato a Bonvicino ma era di Bossolasco fu ucciso dai Nazifascisti proprio a Bossolasco.

Giovanni: fecero andare ad assistere tutti gli scolari e sotto i loro occhi lo massacrarono di botte e poi dopo avergli fatto scavare la fossa lo uccisero.  

MONTANARO GIUSEPPE DI MICHELE

BOSSOLASCO il 05/04/1918

Contadino

Luogo di morte: BOSSOLASCO (CN/I) il 15/07/1944

GIOVANNI:

LA MORTE DEL PARTIGIANO “GIGETTO”

GIGETTO si era aggregato al gruppo, della  48° BRG 14° DIV GARIBALDI, il Mercoledì 15 Novembre 1944, IL 17 NOVEMBRE, DUE GIORNI DOPO durante uno scontro a fuoco con i nazifascisti fu colpito al ventre. Mio padre raccontava che Carlo, per la sua età era alto e proprio per questo fu colpito. Infatti un suo compagno “pi citinòt” più piccolo e rimasto abbassato fu colpito all’elmetto da due proiettili e non rimase ferito.

Gigetto , dopo aver urlato e agonizzato per tutta la notte, fu portato di notte su un carretto, fino alla Chiesa dei battuti di Bonvicino da Altare Carlo “Partigiano FRUTTO”. Qui spirò e venne sepolto nel Cimitero di Bonvicino dove riposa tuttora. Aveva solo 15 anni!

MILANO  CARLO  di Orzo Carlotta e di Giuseppe 09/04/1929  BONVICINO (CUNEO)

BONVICINO

Nome di battaglia "GIGETTO"  CADUTO  

14° DIV GARIBALDI

 

 

 

Margherita sposò Aldo Allario del 1913

                 Allario Aldo di Angela Viglierchio e Giovanni






               Amica “montenegrina” che si innamorò di Aldo.

 


                                         GIOVANNI:


Mio Padre ALLARIO ALDO  non svolse il servizio militare di leva poiché aveva già tre fratelli sotto le armi però fu chiamato alle armi nel 1936 e ritornò nel 1947.  

Mamma MARGHERITA: <Lo lasciarono venire a casa un mese poi per 5 anni non lo videro più. Non trovò più il padre, la madre ed una cognata.>

GIOVANNI : Aveva sei congedi poiché dopo ogni “ campagna di guerra” veniva congedato e richiamato. Rimase otto mesi a Bari in attesa di partire per l’Africa, nel frattempo la guerra terminò e fu congedato, richiamato alle armi effettuò le Campagne di guerra in Grecia-Albania, Croazia e Montenegro. L’otto settembre fu preso prigioniero dai tedeschi in Jugoslavia, in seguito fu preso prigioniero dai soldati slavi di Tito e riuscì a tornare a casa a febbraio del 1947 e non sapeva neppure che la guerra fosse finita. La figlia Marina ricorda che raccontava di un’altra disavventura. Prigioniero dei tedeschi fu condotto al confine con l’Ungheria a piedi patendo sete e fame. Disse che bevevano l’acqua nelle orme che lasciavano i cavalli delle guardie. In questa situazione si trovarono in tre compaesani di Murazzano. Un compagno si ammalò e il padre e un altro lo portarono sorreggendolo per circa 700 chilometri.

 

 

GROSSO FELICE MAGGIORINO Paternità: MARCELLINO MURAZZANO (CN/I) il 10/05/1916 Operaio

SOLDATO C.DO XIV CORPO ARMATA CXIV BTG MITRAGLIERI POSIZIONE

BELGRADO (YU) il 29/01/1946

Non lo lasciarono poiché chi si fermava veniva “finito” con un colpo di pistola! Nonostante l’aiuto che gli prestarono il compagno morì a causa della ”pleurite” e rimase in terra straniera. Quando ritornarono sui loro passi furono presi prigionieri dai “Titini”. Gli slavi li rinchiusero in un grande campo e dopo averli denudati diedero loro per coprirsi due sacchi di juta. I più intraprendenti riuscirono a realizzare pantaloni e casacca per proteggersi dal freddo, la maggior parte perì di freddo e fame.

Della prigionia in Jugoslavia ricordava che I sopravvissuti furono, rispetto ai 24.000 militari degli organici delle Divisioni "Venezia" e "Taurinense" alla data dell'8 settembre 1943, solo 3.500.

In Italia rientrarono con quelle “divise”, sbarcarono ad Ancona e ricevettero un abito ciascuno, da lì ognuno rientrò a casa per conto suo.

 

 


MARGHERITA

Mio marito partì per la guerra nel 1936 e ritornò nel 1947. Quando tornò giunse alla Caserma dei Carabinieri di Dogliani. Siccome era sera volevano si fermasse lì a dormire, ma lui preferì camminare tutta la notte ed arrivare a Murazzano alla casa paterna.

GIOVANNI: Arrivò che era ancora buio e bussò. I fratelli chiesero chi fosse e lui rispose: <sono Aldo>, ma questi, diffidenti poiché giravano molti malfattori, chiesero:< Aldo chi?> E solo dopo altre precisazioni lo riconobbero. Era una famiglia patriarcale con parecchi fratelli e sorelle e vi era una nipote nata nel 1934 che per un bel po’ di tempo lo ritenne uno sconosciuto poiché lo aveva visto da piccolina e basta.

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