mercoledì 11 ottobre 2023

CARMINE ANGELO CALOSSO D'ASTI 1925

 

CARMINE ANGELO 1925 Calosso d’Asti

RADIOTECNICO 

NOME DI BATTAGLIA  "JOHN"   

PARTIGIANO  2° DIV LANGHE Dal 01/07/1944 Al 07/06/1945

da sx Nano-Meghi-John- Felix- Gino



Nel 1943, a diciotto anni lavoravo già con mio padre che aveva aperto il negozio in via Mazzini a Torino. Si approssimava il momento di essere arruolato e io non avevo intenzione di fare il militare, per cui avevo già tentato di inserirmi nella Polizia, nei vigili del fuoco, nella Croce Rossa, ma non prendevano più nessuno.

Un giorno, capitò in negozio un Capitano tedesco, che parlava benissimo italiano, con una radio da riparare. Mi disse che gli eravamo stati indicati come bravi riparatori e mi chiese di sistemargli la radio, io inserii la spina e compresi che era una stupidaggine. Gli dissi di tornare il giorno successivo che l’avrei riparata, intanto mi feci coraggio e gli dissi che il mese prossimo sarei stato chiamato alle armi e per la mia famiglia sarebbe stato un grosso problema. Lui mi ascoltò e mi guardò severo, poi: < sappia che in Germania a 16 anni i ragazzi sono già sotto le armi!> ed io < comprendo, ma io non è che non voglio effettuare il Servizio Militare, vorrei solo poter rimanere in zona per aiutare mio padre.> Lui, sempre guardandomi fisso negli occhi:< …mi interesserò del caso>. Se ne andò e tornò il giorno dopo a ritirare la radio che funzionava perfettamente, mi disse che per me non si poteva fare nulla poiché il personale specializzato era tutto tedesco e al completo. Io gli dissi che sarei stato disponibile per qualunque attività e quando gli dissi che ero fornito di patenti di terzo grado per mezzi a benzina e nafta mi chiese di andare con lui agli Alti Comandi in via Galileo Ferraris dove viste le mie patenti mi assunsero immediatamente nell’Organizzazione Todt.(L’Organizzazione Todt era in origine una enorme impresa di costruzioni  fondata in Germania negli anni Trenta dall’ing. Fritz Todt. Con la guerra, assunse caratteristiche belliche: costruzione di installazioni militari, riparazione di danni da bombardamenti, costruzione di vie di comunicazioni strategiche, fortificazioni ecc.Divenne cioè il più grande cantiere edile della seconda guerra mondiale, e, insieme, una grande macchina per lo sfruttamento di risorse materiali e umane: milioni di individui rastrellati nell'Europa occupata furono obbligati al lavoro coatto, sia attraverso la leva militare di classi abili, sia tramite la mobilitazione civile che coinvolse uomini, donne e ragazzi.Dopo la morte di Todt in un incidente aereo, la direzione dell’Organizzazione passò ad Albert Speer, l’architetto del regime nazista.)

Fui tenuto al lavoro nelle Officine degli alti Comandi e un mese dopo ero già diventato ”Mester autofachman”(Capo offficina meccanico), ero ben retribuito e tornavo a casa a dormire e mangiare. Svolgevo il mio lavoro di Autista e intanto trascorse un anno.

 Avvenne lo sbarco degli americani in Sicilia, e a Santo Stefano Belbo era sorto il primo nucleo di “Ribelli” con “Poli” e Pinin”. Io e la mia famiglia non conoscevamo Poli che aveva 9 anni in più di me ed era entrato giovane in Marina, ma conoscevamo molto bene il padre che lavorava all’esattoria di Santo Stefano Belbo. Conoscevamo anche il padre di Balbo Adriano”Giorgio” che svolgeva attività di Dentista a Santo Stefano, Asti e Torino e che fu arrestato dai tedeschi e poi liberato grazie ad uno scambio di prigionieri.

Con la formazione del gruppo a Santo Stefano, lasciai la Todt e raggiunsi i “ribelli” di Poli. Certo che inizialmente, a soli 19 anni non comprendevo bene gli obiettivi dei Partigiani, ma con l’aiuto di Poli e degli altri mi inserii bene. Con un po’ di incoscienza giovanile e un po’ di esperienza contribuii ad effettuare degli interventi che furono utili per la Liberazione.

LA TRAGICA CORSA DA Montà d’Alba a Canale


Nel primo periodo in cui ero con i Partigiani facevo  già l’autista. Poli mi disse che occorreva portare due prigionieri Tedeschi ad Asti per effettuare uno scambio. Accompagnato dal tenente Carletto (MORELLI  CARLO  06/03/1921)   ci recammo ad Asti per effettuare lo scambio con mio zio, il Dottor Balbo (padre di Adriano). Andammo con il 1100, avevamo appuntamento con una pattuglia di militari della Repubblica, prima del ponte sul Tanaro. Ci scortarono fino alla casa Littoria dove il Tenente Carletto con i due prigionieri tedeschi salì sopra in ufficio e io attesi dalla macchina. Ero un po’ preoccupato poiché i repubblicani mi osservavano e pareva mi dicessero: “una volta o l’altra ti prendiamo!” tuttavia non successe nulla. Dopo mezz’ora Carletto scese e mi disse che i tedeschi li avevano presi ma lo scambio non poteva avvenire poiché il dott. Balbo era ancora a Torino. Il Tenente chiese di farsi scortare fuori Asti per poi andare ad effettuare una visita ai partigiani del distaccamento di San Rocco di Montà. Colà, trovammo altri partigiani, anche loro con un 1100, che venivano via e mi proposero di effettuare una gara su chi arrivava prima a Canale. Io avevo già la fama di uno che andava veloce in macchina! Accettai la sfida e partimmo, fui subito in testa e gli altri mi inseguivano. Senonché, quando fummo a circa due km. da Canale, ad un ponticello un sobbalzo mi fece saltare via il filo della calotta e la macchina si fermò. Sapevo di cosa si trattava e quindi saltai subito giù ma intanto che io effettuavo la riparazione, l’altra auto mi superò. Ripresi l’inseguimento, ed ero a circa duecento metri, ma quando fummo nel rettilineo prima di entrare in Canale vedemmo spuntare due 38Spa color coloniale che si misero a sparare e falciarono i cinque Partigiani della prima auto. Prontamente inchiodai, con un testacoda cambiai direzione e tornai a San Rocco. Solo verso sera ripartimmo e attraversando sul traghetto del porto di Barbaresco rientrammo poi a Castino.

 LA CATTURA A BISTAGNO

https://youtu.be/g8Fn8hwUdbg


 

                MAURI                                                  POLI         CARLETTO
                                     MORETTO                  "HANS"

Per far comprendere quanto fossimo incoscienti e vivessimo il rischio con leggerezza, racconterò di un’azione che compiemmo io, Moretto, Hans e altri due.

HANS HENRICH II DIV. LANGHE5°BRG.BELBO.

CADUTO A LEQUIO BERRIA IL 29 GIUGNO 1944

 

Necessitavano due tedeschi da utilizzare per uno scambio di prigionieri. L’unica soluzione era andare a Bistagno dove i tedeschi avevano un distaccamento con i repubblicani e prelevarne una coppia. Io come autista, Moretto e altri due con divisa tedesca, Hans come Capitano ci recammo con la Opel con targa tedesca nella caserma di Bistagno. Entrammo nel cortile mentre stavano distribuendo il rancio. Ci fermammo nei pressi di due militari tedeschi con la gavetta in mano, scese Hans che con un ordine secco in tedesco, intimò ai due di salire. Questi posarono le gavette, scattarono come due molle e salirono in auto. Furono immobilizzati dai tre che attendevano ed io ripartii velocemente verso Castino. Con i due catturati si effettuò uno scambio e fu possibile liberare due nostri partigiani

 

IL RECUPERO DI UNA BOMBA

Nel 1944, quando si seppe che i nazifascisti stavano preparando il grande “rastrellamento nelle Langhe”, noi ribelli eravamo alla “Lodola” di Castino. Mi chiamò Poli e mi disse che per ritardare l’arrivo dei tedeschi occorreva far saltare il ponte di Borgomale – Campetto, perciò di andare da Moscon, il nostro Capo guastatore e accordarmi per far saltare il ponte la sera dopo. Al mattino del giorno successivo mi recai allo Scorrone di Castino da Renato Moscone e gli riferii la decisione di Poli. Moscon, però, mi spiegò che aveva soltanto due chili di plastico che aveva recuperato dai lanci degli inglesi e che solo con quello non si faceva nulla. A quel punto chiesi se poteva servire una bomba inesplosa. Alla sua risposta affermativa gli dissi che l’avrei recuperata io. Avevo saputo che presso la stazione ferroviaria di Castagnole Lanze vi era una bomba che non era esplosa e subito mi attivai per andarla a recuperare con 5 o 6 compagni. Partimmo con il camion TRE-RO Lancia e mi presentai al Capo Stazione di Castagnole Lanze che mi mostrò dove era la bomba. Quando gli dissi che intendevo portarla via si preoccupò e mi chiese di dargli il tempo di evacuare la sua famiglia che alloggiava nella stazione stessa. Attesi una mezz’ora e intanto studiai come fare per rimuovere da quel buco l’ordigno. Togliemmo un po’ di terra che la ricopriva e l’agganciai con il verricello del camion e la trascinai nei pressi della gru a manovella che si usava in stazione per caricare i vagoni e la sollevai in modo da poterci andare sotto con il pianale, quindi la fermammo con dei pezzi di legno e fummo pronti a partire. Per il viaggio di ritorno eravamo rimasti solo in due, gli altri cinque si avviarono a piedi e mi dissero che ero pazzo. Io avevo fatto questo ragionamento: <Se la bomba di 250 kg non è esplosa cadendo da mille metri, vuoi che esploda proprio adesso solamente a trascinarla?> Probabilmente oggi non lo rifarei! Ma a diciannove anni avevo un’altra visione della vita.

Partimmo e lentamente arrivai allo Scorrone dove ci attendeva Renato “Moscon”, visionò l’ordigno e mi chiese se l’avevo disinnescato. Alla mia risposta negativa arretrarono tutti e Renato esclamò: <Dio bono John, vuoi farci morire tutti da giovani!? > Si attivò subito e con martelletto e punzone, con grande cautela svitò la spoletta ed estrasse il detonatore, impiegando una buona mezz’ora. Tolta la spoletta e detonatore che risultò grande come un “Pintone da vino” la trasportammo a Borgomale, qui scavammo una buca e sistemammo la bomba inserimmo il plastico che avevamo e bagnando il terreno attorno la ricoprimmo, inserimmo la miccia e tutto fu pronto. Dopo aver comunicato ai responsabili del paese affinchè avvisassero i paesani di aprire le finestre e di stare pronti alla deflagrazione, Moscon si disse pronto ad accendere la miccia. Io chiesi di darmi il tempo di spostare il camion al riparo, e così feci, portandolo lontano due curve sotto. L’esplosione fu enorme, provocò una grande buca nella strada con smottamento di terra a valle e a monte. Quando arrivarono i tedeschi tribolarono parecchio a passare con i mezzi e si fecero aiutare dai paesani con i buoi.

 

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