lunedì 30 aprile 2012

Dopo la naja la guerra d'Africa

 DOPO LA NAJA LA GUERRA D'AFRICA

MARENGO ARMANDO classe 1918

 A CURA DI BEPPE FENOCCHIO







Quando andai in Africa avevo già effettuato 16 mesi di servizio militare poiché sono del 1918. Quando iniziò la Guerra io avrei dovuto essere congedato,invece rimasi ancora sotto le armi fino al 1943. Rimasi poco sul fronte Francese poiché quando noi dichiarammo guerra alla Francia la Germania l’aveva già conquistata!(Nella primavera del 1940, Hitler volse l'esercito tedesco contro la Francia, che in poche settimane venne spazzato via. Il 10 giugno 1940, quando ormai la Francia era allo stremo, l'Italia fascista di Mussolini dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.)

Siccome ero nell’aviazione fui inviato a Cameri per un mese e poi in Africa. Era un sabato  e mi ero cambiato per andare in Libera uscita a Novara ma fui convocato dal Colonnello con altri quattro autisti,  ci disse che dovevamo partire subito e presentarci  a Capodichino dove saremmo stati imbarcati per la Somalia.

A casa a salutare e poi si parte

 Io e gli altri tre ci guardammo e dicemmo:“Possibile! che r’obbio da andé an Africa sensa salutè i nostri? “(Che dobbiamo andare in Africa senza salutare i nostri?” Eravamo uno di Torino uno di Cuneo uno di Vicenza e mì ed Sini, Ci demmo appuntamento per la Domenica a casa di quello di Torino (certo Bologna i cui genitori avevano una tabaccheria all’angolo tra corso Vittorio e  corso Re Umberto). Io venni ad Alba affittai una bici da Talina ,tornai a casa salutai ,dormii tre ore e ripartìi con Rico che doveva venire a far visita a suo fratello Condo in Ospedale,presi il Pullman per Torino e arrivai prima di Silvestro col ed Coni,è incredibile! Non mi ricordo di cosa ho fatto ieri sera e invece mi ricordo nomi e fatti di stant’agn fa!!

D’ogni modo aspettammo quello di Vicenza,che arrivò alla sera ,mi ricordo che andammo ancora al Cine e poi prendemmo il treno. Arrivammo in forte ritardo a Capodichino ma tanto ,”pés che an Africa podivo nen mandéne!!” La nave per la Somalia era già partita e il Colonnello ci disse “bravi ! adesso vi sbatto in prigione!” Ci portarono in prigione e quando furono le quattro del pomeriggio col ed Turin prese la panca e la sbatte sul tavolo facendo un gran botto,venne l’ufficiale di Picchetto che disse : “sevi mat? E lui rispose “va ben ra pèrson ma che ròbo da  more èd fam?” (va bene essere in prigione ,ma non morire di fame!)

In un primo tempo eravamo destinati a Misurata e sbarcammo a Tripoli con grandi difficoltà .Infatti il nostro Convoglio che  era composto da quattro navi l’Esperia la Conte Rosso la Victoria e la  Marco Polo,fu attaccato due volte. Imbarcati a Napoli, quando fummo poco oltre la Sicilia subimmo due attacchi e riparammo nel porto di Palermo.Qui avvenne un forte bombardamento e fortunatamente la mia nave , io ero sulla Esperia,non fu colpita .Invece il Piroscafo Conte Rosso fu affondato. All’alba del 24 maggio 1941 il "Conte Rosso", insieme alle navi "Victoria", "Marco Polo" ed "Esperia", salpò dal porto di Napoli. Nel pomeriggio, passato lo Stretto di Messina, si unirono al convoglio come scorta gli incrociatori "Bolzano" e "Trieste". La tragedia si consumò alle 20.41 dello stesso giorno per opera del sommergibile inglese "Upholder" che utilizzò gli ultimi due siluri rimasti».
Sul "Conte Rosso viaggiavano 2.729 uomini dei quali 1.432 si salvarono e 1.297 morirono o furono allora dispersi.

La scampiamo la seconda volta

A Tripoli rimanemmo circa un mese ed  era già Natale! Rischiai subito di “laséie er piume!” Ero sul camion( uno dei primi 634 a gasolio) di  cui ero autista e con un mio compagno guardavamo il Cappellano che stava preparando un piccolo altare .Vedemmo arrivare un aereo e il mio amico disse “ oh guarda è il Postale!”  O sì bèica er Postal! Era un aereo inglese ! iniziò un bombardamento! , arrivò tutto lo stormo  e fu il finimondo! Subito “son piantame”  nelle buche scavate per camminamento poi scappai perché dissi : “Si indrinta s’ìi ruva na bomba son bele sotrà!”Qui dentro se arriva una bomba son sotterrato!

Fu terribile! Gli Hangar esplodevano e si piegarono “Er colisse ed fèr chi son robuste eh!
Arrivarono a ondate successive poiché cercavano il nostro stormo che era arrivato quel giorno all’Aeroporto Di Castel San Benito proprio sopra Tripoli. Gli Inglesi volevano distruggere tutti quegli” Apparecchi” fortuna che non erano stati messi negli Hangar!

Verso Alessandria d’Egitto …in feu èd paja!

Dopo una quindicina di giorni andammo a Misurata a preparare il nuovo aeroporto. Misurata si trova nel deserto e io con il camion facevo servizio a trasportare i materiali e viveri dal porto. Avevamo gli aerei più moderni che possedeva l’Italia, i Macchi 200 ,erano i primi con il carrello rientrabile. Da Misurata partirono per molte azioni ma “Bèica er stoire! Ran tacò a bombardéne,e tute èr not i vnivo a sopatène!” (Iniziarono a bombardarci e venivano tutte le notti a scrollarci!) Allora il campo di aviazione fu spostato ancora più nel deserto, da lì avanzammo un po’dopo Tobruk fino ai confini dell’Egitto ma fu “in feu èd paja nèh!” perché gli Inglesi ci fecero “arcuré” (Arretrare) spianando Misurata ,oltre Bengasi e fino al deserto della Sirtica .Qui si fermarono perché temevano il deserto e così noi potemmo riorganizzarci,ma arrivarono anche i Tedeschi in nostro aiuto neh! Loro avevano dei grandi carrarmati, i nostri in confronto non erano niente! Il problema grosso erano i rifornimenti,poiché le navi che provenivano dall’italia venivano affondate e allora andavamo a rifornirci di benzina e gasolio in Tunisia che ormai era occupata dai Tedeschi.

Ricordo che percorrevamo quasi mille chilometri per andare in Tunisia a caricare il carburante e ne occorreva veramente tanto tra aerei carrarmati e mezzi di trasporto!

Si riuscì nuovamente ad avanzare fino ai confini con l’Egitto ma il sogno di Mussolini di entrare ad Alessandria d’Egitto con il cavallo bianco non si realizzò. Gli Inglesi sapevano astutamente arretrare senza perdite di uomini e mezzi ,invece noi perdemmo quasi due battaglioni di bersaglieri! Se ne salvarono proprio pochi! Quella non era una guerra da combattere con la baionetta,bensì con i mezzi meccanizzati! Mussolini rimase più di un mese ad aspettare che si avesse la possibilità di entrare ad Alessandria ma “roma pà faira!” (non ce l’abbiamo fatta!)  La Propaganda Fascista aveva arruolato tanti ragazzi di 16 17 anni che furono portati in Africa allo sbaraglio. Ricordo che “favo compassion”(facevano tenerezza!), destino volle che incontrassi Gostino un giovane del mio paese che inviato al fronte contro l’Esercito inglese fu tra i pochi che rimasero sbandati facendo 100 chilometri a piedi nel deserto. Quando lo rividi quasi non lo riconoscevo più! Siccome non sapeva cosa fare lo condussi con me, lo rifocillai e gli consigliai di presentarsi a un comando,fu la sua fortuna poiché ritornò a casa con la nave Ospedaliera mentre io rimasi là quasi un anno ancora!

Un’altra bella storia!

Stavo aspettando che il serbatoio di acqua dolce che avevo portato alla Concessione Volpi si svuotasse e osservavo due Aerei S88 che avevano portato i viveri dall’Italia .Mi avvicinai ad un Colonnello che conoscevo bene(di Asti) e gli chiesi dove andassero quegli aerei,lui mi disse “vanno in Italia,vuoi andarci anche tu?) Io pensai scherzasse,ma lui ribadì.”Vai a prendere la tua roba che tra poco si parte! Mollai tutto corsi in camerata e lo dissi ad altri e salimmo su sti aerei.L’unica paura era di essere abbattuti, ma la voglia di tornare era talmente tanta che rischiai! Un Capitano mi disse “abbiamo poco combustibile ma fino in Sicilia dovremmo arrivare!

Quasi al termine del carburante ,atterrammo nel bel mezzo di un bombardamento, non diedi il tempo all’apparecchio di fermarsi che mi buttai con la borsa “ed coram” (di cuoio) e così fecero i miei compagni,scavalcammo l’alta rete dell’aeroporto e non sapendo dove eravamo salimmo su dei camion militari che andavano a Catania. Era quasi buio ed eravamo a digiuno dal mattino.Trovammo una piola che aveva solo formaggio pane e 2 fiaschi di vino,Mentre ci rifocillavamo suonò l’allarme e l’oste con la famiglia corse nel rifugio antiaereo ,lo disse anche a noi ma “ròvo già beivu an poch e soma fregasne der bombardamènt! Non siamo andati e anzi ci siamo addormentati sui tavoli! Al mattino l’oste ci trovò ancora lì e commentò: “almeno loro hanno dormito!”

Natale 1943 ra vita … a variva manc na canson

Tra un bombardamento e l’altro arrivammo a Messina e poi a Napoli e quindi rientrammo in Caserma a Cameri. Fui inviato all’aeroporto di Caselle da dove con l’8 Settembre me ne tornai a casa dopo due anni e mezzo di Africa, evitando i posti di blocco tedeschi. Vidi ancora tanti fatti atroci e posso dire che fu un periodo veramente drammatico. “tra partigian e repubblican e tedesch èt capivi pì gnènte!  Si uccideva con una facilità incredibile e ra vita a variva manc na cansòn! (e la vita non valeva nemmeno una canzone







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