martedì 4 agosto 2026

ROCCA ANNAMARIA NEIVE 1929

 


PINA ROCCA DURANDI MOGLIE DEL DOTT. ING. COMMENDATOR ROCCA ALFREDO



Madre del compositore e Maestro Luigi Rocca fu in vita amatissima dal marito, che alla sua prematura scomparsa nel 1930 fece costruire una tomba a lei dedicata.

                  


Pina Durandi – in Rocca – viene citata da qualche cronaca locale come una pittrice, una musicista, dotata insomma di un animo creativo, incline alle arti che deve aver contribuito ad alimentare nel figlio, poichè si parla di lei come di un’ angelica creatura , un’ artista che dipingeva con rara perizia facendo sbocciare con  facilità sotto il suo agile pennello fiori e  fantasie , riempiendo la sua dimora di Torino e il suo prediletto villino di Neive dei più bel quadri,  suonava magnificamente il pianoforte…”

L’Ing. Rocca , marito della Durandi, fece edificare  la loro abitazione  sul territorio dell’ antico Castello  abitato dai primi Signori di Neive, dandole nome “Villa Pina” e che divenne la loro dimora prediletta :“essa parla dei ricordi di Pina Durandi l’ affezionata moglie dell’ingegnere e mamma amorosissima del maestro Lodovico e del fratello Gino, forte e saggia; ogni aurora la  sorprese già desta , fu pittrice dal pennello squisitamente morbido ed amabilmente virtuoso”.

L’incantesimo di quell’armonia svanì prematuramente il 28 Gennaio del 1930 , lasciando  nella famiglia un vuoto pesante ” un immenso lutto l’anima eletta e luminosa infinitamente buona e cara della sua mamma ritornava prematuramente a Dio lasciando nella sua famiglia è particolarmente in lui un indicibile costernazione”.

 

 


 

 

 

 

ANNAMARIA DISCENDENTE DEI ROCCA di Neive è figlia di mamma Colomba Musso (1907) della “Stazione “ Borgonuovo  di Neive e di Guido Rocca del 1897.

Mamma  era la più giovane di sette figli e rimase orfana del padre un mese prima di nascere.

Nonno Musso esercitava l’attività di calzolaio nella casa Angelini e tagliatosi ad un braccio si ammalò di Tetano e nonostante lo avessero portato a Torino alle Molinette non si salvò.

Io frequentai le Medie ad Alba. Il primo anno rimasi in collegio ad Alba, il secondo e terzo anno lo frequentai da pendolare da Neive, scendendo da San Rocco attraverso le scorciatoie della Rampa o di Marcorino. Ero più giovane di Vincenzina Ruffino, ma eravamo del gruppo di Neive e andavamo alla Stazione a prendere il treno delle sei. Nel 1941, quando frequentavo la seconda media, vi erano ancora i vagoni trainati dalla locomotiva. Nel 1942 i vagoni furono sostituiti dai carri bestiame che trasportavano le attrezzature militari poiché ad Alba si erano sistemati i fascisti e quindi si viaggiava su queste tradotte scomode. Da Settembre 1943 e più precisamente dal 10 09 1943 comparvero in Alba le Milizie tedesche. Il treno diventò poco sicuro e si preferì andare ad Alba a piedi percorrendo i nove chilometri della strada ferrata sotto le cinque gallerie. Ad Alba vi erano i Repubblicani che venivano da Torino con a capo Stupino Domenico fratello di Giacomo che fu Segretario alle dipendenze del Conte Candiani di Neive. Ricordo che, nonostante i disagi, noi giovani non eravamo preoccupati o impauriti, e sia quelli più impegnati politicamente come Vincenzina “Staffetta Partigiana “Mary” che quelli come me, figlia di Guido Rocca Vice Podestà e lo possiamo definire: “Fascista all’acqua di rose”, vivevamo gli eventi “goliardicamente” e senza particolari paure.

Anch’io, come il Gen.Piccinelli Ernesto Neive1930, il Geom. Ugo Revello 1934, Adda Oberti Busso 1931, Marasso MariaRosa 1929, ricordo quel 15 agosto 1944 quando una squadra di Ribelli della Brigata Belbo fermò presso Barbaresco il treno proveniente da Alessandria con numerosi carri merce carichi di materiale e macchinari destinati in Germania e fatti scendere i viaggiatori fu lasciato transitare a tutta velocità nella stazione di Alba e  fatto precipitare in Tanaro con un salto spettacolare poiché il ponte era stato fatto saltare precedentemente dall’Aviazione inglese (17 Luglio 1944).Per confermare la nostra spavalderia, ricordo che andando ad Alba quando entravamo nell’ultima galleria trovavamo i Ribelli armati che ci sconsigliavano di procedere, e all’uscita di questa il posto di blocco dei nazifascisti che chiedevano se avessimo visto i Partigiani! Noi, un po’ incoscienti transitavamo dicendo di non aver visto i Partigiani. Ammetto che fu un anno vissuto pericolosamente ma la coesione del gruppo permetteva di farci coraggio e di non valutare i rischi che si correvano. Il gruppo era formato da una dozzina di giovani: “il futuro Farmacista Ugo Maffei, Giovanni Cardino fratello di Fernando e di Anna(che sposerà il Dott.Settimo)e di Giorgio Avvocato, insegnante di inglese e Pittore Najf, vi era Annarosa Barberis che sarà moglie di Renzo Revello, Vincenzina Ruffino, Valerio Giacosa e altri ancora.

Eravamo una dozzina di amiche ed amici e vivevamo spensierati. Nella bella stagione andavamo nel grande prato che è ancora di fianco alla "rampa" la scorciatoia che porta al Littorio, e giocavamo o ci raccontavamo i nostri sogni. Non avevamo televisione nè radio. Alle 16 andavamo dalla Maestra che abitava dalla Torre dell'orologio per ascoltare le trasmissioni per ragazzi . Lei era l'unica nel paese che possedeva la radio! In seguito anche mio padre acquistò l'apparecchio radiofonico e così si ascoltava anche Radio Londra. La chiamavano così ma era un'emittente Partigiana che trasmetteva informazioni in codice sulla guerra. La si ascoltava in gran segreto perché la potevano requisire se ti scoprivano!  Le amiche più grandi collaboravano con  i partigiani e portavano da mangiare nei nascondigli.

Ci fu molta paura quando si seppe della rappresaglia effettuata a Boves dai Nazifascisti!

 

MIO PADRE NASCOSE GLI EBREI NEL 1944

< …avevo 14 anni quando mio padre Guido, amico di (Cesare Levi) padre di Primo il grande scrittore e reduce di Auschwitz , nascose un Padre e figlio poiché in pericolo di arresto e di deportazione (Il Regime di Benito Mussolini, con il Regio Decreto del 5 settembre del '38, si adeguò di fatto alla legislazione antisemita della Germania nazista, che fin dal 1933, anno dell'ascesa al potere del Führer, varò una serie di provvedimenti contro gli ebrei, che portarono all'Olocausto, ovvero il genocidio di 6 milioni di persone, compresi donne e bambini.)

Il padre di Primo si confidò con mio padre del grave rischio che correvano due suoi amici e mio padre gli disse: <falli venire da noi a Neive!>. Nella casa in San Rocco avevamo una grande camera che tramite una botola e una scala dava accesso ad un’altra camera sotto. Disse loro che potevano rimanere lì fin quando volevano. Quando arrivarono i tedeschi a Neive  Capoluogo, Borgonuovo e anche qui a Starderi nella Scuola, una sera una quarantina di tedeschi vennero a cena da noi, e ricordo che mia madre e mio padre furono preoccupatissimi, poiché sapevano che I due Ebrei erano usciti dal loro nascondiglio! Mio padre però, non perse la calma, con i tedeschi a tavola nella camera al piano superiore, andò incontro ai due ospiti e li fece salire nella canna fumaria del grande camino della camera a pian terreno dove vi erano dei gradini per salire. Rimasero  aggrappati in quella scomoda posizione finchè i tedeschi se ne andarono da casa nostra. Stettero nascosti per più di un mese, e noi ragazzi pur sapendolo eravamo attenti a non dire niente poiché sapevamo che se li scoprivano chissà cosa avrebbero fatto!>

I DELATORI DI NEIVE

Sia Adda Oberti Busso che AnnaMaria hanno ricordato il delatore “Squassabia” appartenente ad una famiglia che non partecipava alla vita del paese e in quel periodo non lasciava trapelare le proprie idee politiche anzi forniva grossi dubbi sul modo di agire. Quando l’otto Dicembre 1944 vi fu il grande “RASTRELLAMENTO” si ebbe la certezza che la lista con nominativi dei giovani da rastrellare fosse stata fornita dal personaggio in questione.  

Quando l’8 dicembre 1944 vi fu il grande rastrellamento, i nazifascisti entrarono anche in casa nostra e dopo aver perquisito l’abitazione, portarono via mio fratello di appena quattordici anni. Era un ragazzino alto per la sua età e proprio in quel giorno disse alla mamma che avrebbe indossato i pantaloni lunghi, così i tedeschi ritenendolo adulto lo arrestarono. Quando mio padre rientrò e seppe dell’arresto del figlio andò nella casa del Conte dove vi era il comando nazifascista, chiese di parlare con il comandante e lo apostrofò dicendo se ora arrestavano anche i ragazzini. Il capitano tedesco, al vedere il documento del giovane lo rilasciò immediatamente scusandosi. Fu così anche per il futuro Gen. Ernesto Piccinelli anche lui tradotto dalla Stazione di Borgonuovo dove abitava alle cantine del Conte utilizzate come prigioni, fu rilasciato dopo che la madre accompagnata dal segretario del fascio Mario Negro si presentò allo stesso Capitano.

Mio fratello, quando fu a casa, disse alla mamma che non avrebbe più indossato i pantaloni lunghi finchè non avesse compiuto i diciotto anni!

Una volta i miei  fratelli ed io stavamo dormendo, quando entrarono in casa dei “brutti ceffi” che si spacciavano per Ribelli e presero le coperte in modo brutale dicendo che servivano a loro.

Dal balcone della nostra casa vedemmo i bombardamenti su Torino e tremammoo di paura per i passaggi dell’aviatore  soprannominato “Pippo” che con il suo aereo definito “ da quattro soldi” mitragliava dove non si rispettava il “Copri Fuoco”.

Il Venerdì Santo 30 Marzo 1945 - <Quel giorno, volli accompagnare mia mamma alla Messa Prima (quella delle sei) che si celebrava nella Chiesa dei Battuti.>

Mentre eravamo in Chiesa sentimmo bombardare su Neive e  all’uscita. So seppe che le vittime di quel bombardamento avvenuto con l’obiettivo di far crollare la galleria ferroviaria, erano state:

Balbo Teresa di Giuseppe Vedova Levi  Cortemilia 23 08 1904 commerciante 30 03 1945

Cavallo Giuseppe G.Battista di Teobaldo Neive 04 settembre 1884 Contadino 30 03 1945

Ferrero Giulio di G.Battista Mango 06 06 1913 Operaio Neive 02 04 1945 (marito di una ragazza del “Langhèireu”)Testimonianza Oberti Busso  Adda

Toso Pietro di Martino Neive 14 07 1897 Meccanico Neive 30 03 1945

ARRESTO DEL PADRE DI GIOVANNI NEGRO

Quando ci fu il rastrellamento noi guardavamo dalle fessure delle persiane e ricordo che passò un camion carico di uomini arrestati. Tra questi vi fu Carlo Negro il papà di Giovanni. Quando il camion si fermò nella piazzetta sotto casa nostra vedemmo che Carlo si lasciò cadere e si finse morto. Un soldato vedendolo con gli occhi chiusi e che non reagiva al sollevamento delle braccia e gambe, credendolo morto lo gettò giù dal camion. Appena non sentì più il rumore del camion, Carlo si alzò e rapidamente se ne tornò in San Sebastiano dove aveva il forno ed abitava.

PIERO GHIACCI PARTIGIANO “PIERRE”

Piero Ghiacci, nostro caro amico, si salvò dalla terribile esperienza della Russia poiché quando fu inviato colà, avendo compreso che sarebbe stata una carneficina, e valutando la disorganizzazione delle Forze armate italiane, salì su un aereo e ritornò in Italia per unirsi alle bande dei “ribelli”. Nel dopo guerra mi confidò che tra i ribelli, di cui lui era Comandante, (circa 800 uomini) vi furono dei giovani “responsabili e grandi Patrioti, ma ebbe modo di conoscere anche dei ladri e dei violenti con i quali non avrebbe voluto avere a che fare, ma non ci fu il tempo e il modo di “rieducarli”.

PIERO GHIACCI ALBA 01 08 1916
PATIGIANO(PIERRE)



Beppe Fenoglio da “il Partigiano Johnny”
“Tenente di aeronautica, antagonista dei caccia inglesi su Malta e Napoli. Su un fisico minuto ed asciutto, leggermente elettrizzato, innestava una irriproducibile faccia di moschettiere guascone riportata in normalità da due azzurri, mansueti, cristiani occhi azzurri. I suoi capelli tendevano al rossiccio, e tutti arricciati con quella minuta densità che Johnny aveva sempre mal sopportato, ma che amò sul capo di Pierre.
Vestiva assolutamente clean and tidy, ma senza l’ombra di quello sfarzo vigile che distingueva gli altri capi badogliani.”

Annamaria: < Con il gruppo di amiche neivesi composto da mio marito Artos ed io, AnnaRosa Revello, Edda Boella e Carla rispettivamente cognata e moglie di Piero, Vincenzina Ruffino con il marito Maestro Beppe Cordero( Reduce di Russia), Carla Pellissero ed altri, ci ritrovammo il giorno prima della morte “Pierre”. Venivano in vacanza a Neive, chi da Roma come Piero e Carla, chi da Torino e chi da Milano. Avevo portato il misuratore della pressione per controllare quella della nonna e per far pratica, e chiesi di provare la pressione ai presenti. Tutti acconsentirono a fare da “cavia”, solo Piero, da Guascone qual era non si sottomise al gioco, dicendo che la sua pressione era a posto e che si sentiva benissimo. Il giorno successivo fece il viaggio Neive Roma in Vespa (NDR: una Gs verificata da Michelino, mio padre!) e quando arrivò fu colpito da Infarto che stroncò la sua avventurosa vita di Tenente dell’aeronautica divenuto Ribelle e poi Partigiano e quindi nuovamente Aviatore.

I PRETI A NEIVE.

Don Bollano, Don Bergadano, Don Tarditi, Don  Gallo, Don Boella delle “Orfanelle” ,

Don Moriondo Storia con i “coscritti”

IGNAZIO RABINO COSCRITTO    DON MORIONDO

Ai miei tempi la Leva, cioè il compimento dei diciotto anni, si festeggiava andando, ragazzi e ragazze, di casa in casa a mangiare e bere. In occasione di una “leva”, i ragazzi si misero in testa di invitare, per farlo bere ed ubriacarlo, anche il Parroco Don Moriondo. Questi che era "brillante" aderì con piacere all'invito e seguì i giovani nelle bevute! A tarda notte però dovette accompagnare lui tutti i “coscritti” che non si reggevano in piedi! Quando il giorno successivo gli fu chiesto come aveva fatto a sopportare tutto quel vino, lui sornione, disse soltanto: “pore mznà, è reu in sègrèt! Poveri bambini,ho un segreto!

A me che gli chiesi quale fosse il segreto mi confidò che prima di uscire di casa beveva un cucchiaio di olio di oliva. Questo gli permetteva di non lasciare salire i fumi dell'alcol alla testa e così poteva bere quanto voleva senza ubriacarsi! Sorridendo mi disse: Se me lo avessero detto che volevano ubriacarmi avrei fatto loro risparmiare tante bottiglie!

I TEDESCHI REQUISIRONO LA SCUOLA

SI FECERO DARE I MATERASSI DALLE FAMIGLIE

UN UFFICIALE SI FECE PRESTARE LA FISARMONICA DA MIA CUGINA SFOLLATA A NEIVE.   

 

 In basso IL RUDERE DEL SILO DELL’AMMASSO

 

BOMBARDAMENTO AL SILO DEL CONSORZIO

Quando bombardarono il Silo, mio padre che , in qualità di Vice Podestà gestiva il Consorzio, andò a vedere cosa fosse successo e trovò il grande capannone pieno di gente che portava via il grano rimasto. Ricordo sempre mio padre, che era un “Bonòm” ( onesto e semplice), ai famigliari che chiedevano se fosse riuscito a recuperare un po’ di grano, diceva :< Se non me n’è rimasto un po’ nel risvolto dei pantaloni, di grano non sono riuscito a prenderne neppure una manciata!>

 

 

 Ho conosciuto tanti personaggi neivesi e non solo.

CENTINA BELA era un’anziana disabile dell’ Ospizio ma era sempre in giro per il paese sia a Neive alto che a Borgonuovo. Era amante dei gatti, e andava dal padre di Ugo Maffei che aveva la bottega di alimentari. Gli chiedeva il gorgonzola per i gatti. Lui le diceva:< te la do se la mangi tu!> lei che era muta ma furba, annuiva, però poi usciva e la dispensava ai gatti che le si raccoglievano attorno!

CENTINA BELA E I SUOI GATTI

 


PUT era un “ricco abitante di La Morra ma si “mangiò” tutto al gioco e si ridusse a fare il Girolon. Aveva un modo di dire:”Mi son Bosséla, roba galine spassa rivass!” Era intelligente e tutt’altro che stupido e ricordo che una volta dopo aver elemosinato dalla Contessa Riccardi ed aver ricevuto nulla, le disse: <…possibil che voi che vr’a dèi tant ata sèi nèn bon a mantene un a fé nèn?> ( Con tutte le arie che vi date non siete capaci a mantenere uno a far niente!)

La Contessa, una volta che si trovò in difficoltà si “abbassò” a venire a chiedere consiglio a mia madre!

Noi avevamo tre grandi piante di fichi e noi ragazze/I: Io, Carlo Leon, Annarosa, Carla, Edda e Camillo e Giulio figli dei Conti Riccardi facevamo la gara a chi ne mangiava di più! Camillo ne mangiò 52 o 53 e vinse la gara. Il giorno dopo, la Contessa, che di solito manteneva le distanze!, venne da mia mamma a chiedere cosa avesse mangiato suo figlio a casa nostra, poiché si contorceva per il mal di pancia. Mia madre le consigliò di dargli una purga perché aveva mangiato troppi fichi! Se ne andò ringraziando!




Il dottor Velatta fu il nostro medico. Mi curò quando mi ammalai di Pertosse, ma lo contagiai e la prese anche lui! Si sedeva sul letto e cominciava a tossire diventando rosso come un pomodoro. Mi diceva di attendere e quando terminava la crisi mi visitava!

IL DOTTOR CASTIATI veniva da Castagnole, era un omone di 150 chili. Si spostava con un calesse che per il peso era ormai sfondato e il povero cavallino faceva una gran fatica. Una volta presi la bicicletta di mio padre e pedalando da sotto la sbarra mi lanciai nella “filatura” senonchè vidi arrivare il cavallo col calesse del Dottor Castiati. Saltai via lasciando che la bici finisse tra le gambe del cavallo e finii tra le ortiche del bordo strada.Diventai tutta rossa come una ciliegia, ma il dottore, seppur faticosamente mi raccolse e mi portò a casa e mi medicò.

 

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