PINA ROCCA DURANDI MOGLIE DEL DOTT. ING. COMMENDATOR ROCCA ALFREDO
Madre del compositore e Maestro
Luigi Rocca fu in vita amatissima dal marito, che alla sua prematura scomparsa
nel 1930 fece costruire una tomba a lei dedicata.
Pina Durandi – in Rocca – viene
citata da qualche cronaca locale come una pittrice, una musicista, dotata
insomma di un animo creativo, incline alle arti che deve aver contribuito ad
alimentare nel figlio, poichè si parla di lei come di un’ “angelica creatura , un’ artista
che dipingeva con rara perizia facendo sbocciare con facilità sotto il
suo agile pennello fiori e fantasie , riempiendo la sua dimora di Torino
e il suo prediletto villino di Neive dei più bel quadri, suonava
magnificamente il pianoforte…”
L’Ing. Rocca , marito della
Durandi, fece edificare la loro abitazione sul territorio dell’
antico Castello abitato dai primi Signori di Neive, dandole nome “Villa
Pina” e che divenne la loro dimora prediletta :“essa parla dei ricordi di Pina Durandi l’ affezionata
moglie dell’ingegnere e mamma amorosissima del maestro Lodovico e del fratello
Gino, forte e saggia; ogni aurora la sorprese già desta , fu pittrice dal
pennello squisitamente morbido ed amabilmente virtuoso”.
L’incantesimo di quell’armonia
svanì prematuramente il 28 Gennaio del 1930 ,
lasciando nella famiglia un vuoto pesante ” un immenso lutto l’anima eletta e
luminosa infinitamente buona e cara della sua mamma ritornava prematuramente a
Dio lasciando nella sua famiglia è particolarmente in lui un indicibile
costernazione”.
ANNAMARIA DISCENDENTE DEI ROCCA di Neive è figlia di
mamma Colomba Musso (1907) della “Stazione “ Borgonuovo di Neive e di Guido Rocca del 1897.
Mamma era la più
giovane di sette figli e rimase orfana del padre un mese prima di nascere.
Nonno Musso esercitava l’attività di calzolaio nella casa
Angelini e tagliatosi ad un braccio si ammalò di Tetano e nonostante lo
avessero portato a Torino alle Molinette non si salvò.
Io frequentai le Medie ad Alba. Il primo anno rimasi in
collegio ad Alba, il secondo e terzo anno lo frequentai da pendolare da Neive,
scendendo da San Rocco attraverso le scorciatoie della Rampa o di Marcorino. Ero
più giovane di Vincenzina Ruffino, ma eravamo del gruppo di Neive e andavamo
alla Stazione a prendere il treno delle sei. Nel 1941, quando frequentavo la
seconda media, vi erano ancora i vagoni trainati dalla locomotiva. Nel 1942 i
vagoni furono sostituiti dai carri bestiame che trasportavano le attrezzature
militari poiché ad Alba si erano sistemati i fascisti e quindi si viaggiava su
queste tradotte scomode. Da Settembre 1943 e più precisamente dal 10 09 1943
comparvero in Alba le Milizie tedesche. Il treno diventò poco sicuro e si
preferì andare ad Alba a piedi percorrendo i nove chilometri della strada
ferrata sotto le cinque gallerie. Ad Alba vi erano i Repubblicani che venivano
da Torino con a capo Stupino Domenico fratello di Giacomo che fu Segretario
alle dipendenze del Conte Candiani di Neive. Ricordo che, nonostante i disagi, noi
giovani non eravamo preoccupati o impauriti, e sia quelli più impegnati
politicamente come Vincenzina “Staffetta Partigiana “Mary” che quelli come me,
figlia di Guido Rocca Vice Podestà e lo possiamo definire: “Fascista all’acqua
di rose”, vivevamo gli eventi “goliardicamente” e senza particolari paure.
Anch’io, come il Gen.Piccinelli Ernesto Neive1930, il
Geom. Ugo Revello 1934, Adda Oberti Busso 1931, Marasso MariaRosa 1929, ricordo
quel 15 agosto 1944 quando una squadra di Ribelli della Brigata Belbo fermò
presso Barbaresco il treno proveniente da Alessandria con numerosi carri merce
carichi di materiale e macchinari destinati in Germania e fatti scendere i
viaggiatori fu lasciato transitare a tutta velocità nella stazione di Alba
e fatto precipitare in Tanaro con un
salto spettacolare poiché il ponte era stato fatto saltare precedentemente
dall’Aviazione inglese (17 Luglio 1944).Per confermare la nostra spavalderia,
ricordo che andando ad Alba quando entravamo nell’ultima galleria trovavamo i
Ribelli armati che ci sconsigliavano di procedere, e all’uscita di questa il
posto di blocco dei nazifascisti che chiedevano se avessimo visto i Partigiani!
Noi, un po’ incoscienti transitavamo dicendo di non aver visto i Partigiani. Ammetto
che fu un anno vissuto pericolosamente ma la coesione del gruppo permetteva di
farci coraggio e di non valutare i rischi che si correvano. Il gruppo era
formato da una dozzina di giovani: “il futuro Farmacista Ugo Maffei, Giovanni
Cardino fratello di Fernando e di Anna(che sposerà il Dott.Settimo)e di Giorgio
Avvocato, insegnante di inglese e Pittore Najf, vi era Annarosa Barberis che
sarà moglie di Renzo Revello, Vincenzina Ruffino, Valerio Giacosa e altri
ancora.
Eravamo
una dozzina di amiche ed amici e vivevamo spensierati. Nella bella stagione
andavamo nel grande prato che è ancora di fianco alla "rampa" la
scorciatoia che porta al Littorio, e giocavamo o ci raccontavamo i nostri
sogni. Non avevamo televisione nè radio. Alle 16 andavamo dalla Maestra che
abitava dalla Torre dell'orologio per ascoltare le trasmissioni per ragazzi .
Lei era l'unica nel paese che possedeva la radio! In seguito anche mio padre
acquistò l'apparecchio radiofonico e così si ascoltava anche Radio Londra. La
chiamavano così ma era un'emittente Partigiana che trasmetteva informazioni in
codice sulla guerra. La si ascoltava in gran segreto perché la potevano
requisire se ti scoprivano! Le amiche
più grandi collaboravano con i
partigiani e portavano da mangiare nei nascondigli.
Ci
fu molta paura quando si seppe della rappresaglia effettuata a Boves dai
Nazifascisti!
MIO
PADRE NASCOSE GLI EBREI NEL 1944
<
…avevo 14 anni quando mio padre Guido, amico di (Cesare Levi) padre di Primo il
grande scrittore e reduce di Auschwitz , nascose un Padre e figlio poiché in
pericolo di arresto e di deportazione (Il Regime di Benito Mussolini, con il
Regio Decreto del 5 settembre del '38, si adeguò di fatto alla legislazione
antisemita della Germania nazista, che fin dal 1933, anno dell'ascesa al potere
del Führer, varò una serie di provvedimenti contro gli ebrei, che portarono
all'Olocausto, ovvero il genocidio di 6 milioni di persone, compresi donne e
bambini.)
Il
padre di Primo si confidò con mio padre del grave rischio che correvano due
suoi amici e mio padre gli disse: <falli venire da noi a Neive!>. Nella
casa in San Rocco avevamo una grande camera che tramite una botola e una scala
dava accesso ad un’altra camera sotto. Disse loro che potevano rimanere lì fin
quando volevano. Quando arrivarono i tedeschi a Neive Capoluogo, Borgonuovo e anche qui a Starderi
nella Scuola, una sera una quarantina di tedeschi vennero a cena da noi, e
ricordo che mia madre e mio padre furono preoccupatissimi, poiché sapevano che I
due Ebrei erano usciti dal loro nascondiglio! Mio padre però, non perse la
calma, con i tedeschi a tavola nella camera al piano superiore, andò incontro ai
due ospiti e li fece salire nella canna fumaria del grande camino della camera
a pian terreno dove vi erano dei gradini per salire. Rimasero aggrappati in quella scomoda posizione finchè
i tedeschi se ne andarono da casa nostra. Stettero nascosti per più di un mese,
e noi ragazzi pur sapendolo eravamo attenti a non dire niente poiché sapevamo
che se li scoprivano chissà cosa avrebbero fatto!>
I DELATORI DI NEIVE
Sia Adda Oberti Busso che AnnaMaria hanno ricordato il
delatore “Squassabia” appartenente ad una famiglia che non partecipava alla
vita del paese e in quel periodo non lasciava trapelare le proprie idee
politiche anzi forniva grossi dubbi sul modo di agire. Quando l’otto Dicembre
1944 vi fu il grande “RASTRELLAMENTO” si ebbe la certezza che la lista con
nominativi dei giovani da rastrellare fosse stata fornita dal personaggio in
questione.
Quando l’8 dicembre 1944 vi fu il grande rastrellamento,
i nazifascisti entrarono anche in casa nostra e dopo aver perquisito
l’abitazione, portarono via mio fratello di appena quattordici anni. Era un
ragazzino alto per la sua età e proprio in quel giorno disse alla mamma che
avrebbe indossato i pantaloni lunghi, così i tedeschi ritenendolo adulto lo
arrestarono. Quando mio padre rientrò e seppe dell’arresto del figlio andò
nella casa del Conte dove vi era il comando nazifascista, chiese di parlare con
il comandante e lo apostrofò dicendo se ora arrestavano anche i ragazzini. Il
capitano tedesco, al vedere il documento del giovane lo rilasciò immediatamente
scusandosi. Fu così anche per il futuro Gen. Ernesto Piccinelli anche lui
tradotto dalla Stazione di Borgonuovo dove abitava alle cantine del Conte
utilizzate come prigioni, fu rilasciato dopo che la madre accompagnata dal
segretario del fascio Mario Negro si presentò allo stesso Capitano.
Mio fratello, quando fu a casa, disse alla mamma che non
avrebbe più indossato i pantaloni lunghi finchè non avesse compiuto i diciotto
anni!
Una volta i miei fratelli ed io stavamo dormendo, quando
entrarono in casa dei “brutti ceffi” che si spacciavano per Ribelli e presero
le coperte in modo brutale dicendo che servivano a loro.
Dal balcone della nostra casa vedemmo i bombardamenti su
Torino e tremammoo di paura per i passaggi dell’aviatore soprannominato “Pippo” che con il suo aereo
definito “ da quattro soldi” mitragliava dove non si rispettava il “Copri Fuoco”.
Il Venerdì Santo 30 Marzo 1945 - <Quel giorno, volli
accompagnare mia mamma alla Messa Prima (quella delle sei) che si celebrava
nella Chiesa dei Battuti.>
Mentre eravamo in Chiesa sentimmo bombardare su Neive
e all’uscita. So seppe che le vittime di
quel bombardamento avvenuto con l’obiettivo di far crollare la galleria
ferroviaria, erano state:
Balbo Teresa di Giuseppe Vedova Levi Cortemilia 23 08 1904 commerciante 30 03 1945
Cavallo Giuseppe G.Battista di Teobaldo Neive 04
settembre 1884 Contadino 30 03 1945
Ferrero Giulio di G.Battista Mango 06 06 1913 Operaio
Neive 02 04 1945 (marito di una ragazza del “Langhèireu”)Testimonianza Oberti
Busso Adda
Toso Pietro di Martino Neive 14 07 1897 Meccanico Neive
30 03 1945
ARRESTO DEL PADRE DI GIOVANNI NEGRO
Quando ci fu il rastrellamento noi guardavamo dalle
fessure delle persiane e ricordo che passò un camion carico di uomini
arrestati. Tra questi vi fu Carlo Negro il papà di Giovanni. Quando il camion
si fermò nella piazzetta sotto casa nostra vedemmo che Carlo si lasciò cadere e
si finse morto. Un soldato vedendolo con gli occhi chiusi e che non reagiva al
sollevamento delle braccia e gambe, credendolo morto lo gettò giù dal camion.
Appena non sentì più il rumore del camion, Carlo si alzò e rapidamente se ne
tornò in San Sebastiano dove aveva il forno ed abitava.
PIERO GHIACCI PARTIGIANO “PIERRE”
Piero Ghiacci, nostro caro amico, si salvò dalla
terribile esperienza della Russia poiché quando fu inviato colà, avendo
compreso che sarebbe stata una carneficina, e valutando la disorganizzazione
delle Forze armate italiane, salì su un aereo e ritornò in Italia per unirsi
alle bande dei “ribelli”. Nel dopo guerra mi confidò che tra i ribelli, di cui
lui era Comandante, (circa 800 uomini) vi furono dei giovani “responsabili e
grandi Patrioti, ma ebbe modo di conoscere anche dei ladri e dei violenti con i
quali non avrebbe voluto avere a che fare, ma non ci fu il tempo e il modo di
“rieducarli”.
PIERO GHIACCI ALBA 01 08 1916
PATIGIANO(PIERRE)
Beppe Fenoglio da “il Partigiano Johnny”
“Tenente di aeronautica, antagonista dei caccia inglesi su Malta e Napoli. Su un fisico minuto ed asciutto, leggermente elettrizzato, innestava una irriproducibile faccia di moschettiere guascone riportata in normalità da due azzurri, mansueti, cristiani occhi azzurri. I suoi capelli tendevano al rossiccio, e tutti arricciati con quella minuta densità che Johnny aveva sempre mal sopportato, ma che amò sul capo di Pierre.
Vestiva assolutamente clean and tidy, ma senza l’ombra di quello sfarzo vigile che distingueva gli altri capi badogliani.”
Annamaria: < Con il gruppo di amiche neivesi composto
da mio marito Artos ed io, AnnaRosa Revello, Edda Boella e Carla
rispettivamente cognata e moglie di Piero, Vincenzina Ruffino con il marito
Maestro Beppe Cordero( Reduce di Russia), Carla Pellissero ed altri, ci
ritrovammo il giorno prima della morte “Pierre”. Venivano in vacanza a Neive,
chi da Roma come Piero e Carla, chi da Torino e chi da Milano. Avevo portato il
misuratore della pressione per controllare quella della nonna e per far pratica,
e chiesi di provare la pressione ai presenti. Tutti acconsentirono a fare da
“cavia”, solo Piero, da Guascone qual era non si sottomise al gioco, dicendo
che la sua pressione era a posto e che si sentiva benissimo. Il giorno
successivo fece il viaggio Neive Roma in Vespa (NDR: una Gs verificata da
Michelino, mio padre!) e quando arrivò fu colpito da Infarto che stroncò la sua
avventurosa vita di Tenente dell’aeronautica divenuto Ribelle e poi Partigiano
e quindi nuovamente Aviatore.
I PRETI A NEIVE.
Don Bollano, Don Bergadano, Don Tarditi, Don Gallo, Don Boella delle “Orfanelle” ,
Don Moriondo Storia con i “coscritti”
IGNAZIO RABINO COSCRITTO DON MORIONDOAi miei tempi la Leva, cioè il compimento dei diciotto
anni, si festeggiava andando, ragazzi e ragazze, di casa in casa a mangiare e
bere. In occasione di una “leva”, i ragazzi si misero in testa di invitare, per
farlo bere ed ubriacarlo, anche il Parroco Don Moriondo. Questi che era
"brillante" aderì con piacere all'invito e seguì i giovani nelle
bevute! A tarda notte però dovette accompagnare lui tutti i “coscritti” che non
si reggevano in piedi! Quando il giorno successivo gli fu chiesto come aveva
fatto a sopportare tutto quel vino, lui sornione, disse soltanto: “pore mznà, è
reu in sègrèt! Poveri bambini,ho un segreto!
A me che gli chiesi quale fosse il segreto mi confidò che
prima di uscire di casa beveva un cucchiaio di olio di oliva. Questo gli
permetteva di non lasciare salire i fumi dell'alcol alla testa e così poteva
bere quanto voleva senza ubriacarsi! Sorridendo mi disse: Se me lo avessero
detto che volevano ubriacarmi avrei fatto loro risparmiare tante bottiglie!
I TEDESCHI REQUISIRONO LA SCUOLA
SI FECERO DARE I MATERASSI DALLE FAMIGLIE
UN UFFICIALE SI FECE PRESTARE LA FISARMONICA DA MIA
CUGINA SFOLLATA A NEIVE.
In basso IL RUDERE DEL SILO DELL’AMMASSO
BOMBARDAMENTO AL SILO DEL CONSORZIO
Quando bombardarono il Silo, mio padre che , in qualità
di Vice Podestà gestiva il Consorzio, andò a vedere cosa fosse successo e trovò
il grande capannone pieno di gente che portava via il grano rimasto. Ricordo
sempre mio padre, che era un “Bonòm” ( onesto e semplice), ai famigliari che
chiedevano se fosse riuscito a recuperare un po’ di grano, diceva :< Se non
me n’è rimasto un po’ nel risvolto dei pantaloni, di grano non sono riuscito a
prenderne neppure una manciata!>
Ho conosciuto tanti personaggi neivesi e non solo.
CENTINA BELA era un’anziana disabile dell’ Ospizio ma era sempre in giro per il paese sia a Neive alto che a Borgonuovo. Era amante dei gatti, e andava dal padre di Ugo Maffei che aveva la bottega di alimentari. Gli chiedeva il gorgonzola per i gatti. Lui le diceva:< te la do se la mangi tu!> lei che era muta ma furba, annuiva, però poi usciva e la dispensava ai gatti che le si raccoglievano attorno!
CENTINA BELA E I SUOI GATTI
PUT era un
“ricco abitante di La Morra ma si “mangiò” tutto al gioco e si ridusse a fare
il Girolon. Aveva un modo di dire:”Mi son Bosséla, roba galine spassa rivass!”
Era intelligente e tutt’altro che stupido e ricordo che una volta dopo aver
elemosinato dalla Contessa Riccardi ed aver ricevuto nulla, le disse:
<…possibil che voi che vr’a dèi tant ata sèi nèn bon a mantene un a fé
nèn?> ( Con tutte le arie che vi date non siete capaci a mantenere uno a far
niente!)
La
Contessa, una volta che si trovò in difficoltà si “abbassò” a venire a chiedere
consiglio a mia madre!
Noi avevamo tre grandi piante di fichi e noi ragazze/I: Io, Carlo Leon, Annarosa, Carla, Edda e Camillo e Giulio figli dei Conti Riccardi facevamo la gara a chi ne mangiava di più! Camillo ne mangiò 52 o 53 e vinse la gara. Il giorno dopo, la Contessa, che di solito manteneva le distanze!, venne da mia mamma a chiedere cosa avesse mangiato suo figlio a casa nostra, poiché si contorceva per il mal di pancia. Mia madre le consigliò di dargli una purga perché aveva mangiato troppi fichi! Se ne andò ringraziando!
Il
dottor Velatta fu il nostro medico. Mi curò quando mi ammalai di Pertosse, ma
lo contagiai e la prese anche lui! Si sedeva sul letto e cominciava a tossire
diventando rosso come un pomodoro. Mi diceva di attendere e quando terminava la
crisi mi visitava!
IL
DOTTOR CASTIATI veniva da Castagnole, era un omone di 150
chili. Si spostava con un calesse che per il peso era ormai sfondato e il
povero cavallino faceva una gran fatica. Una volta presi la bicicletta di mio
padre e pedalando da sotto la sbarra mi lanciai nella “filatura” senonchè vidi
arrivare il cavallo col calesse del Dottor Castiati. Saltai via lasciando che
la bici finisse tra le gambe del cavallo e finii tra le ortiche del bordo
strada.Diventai tutta rossa come una ciliegia, ma il dottore, seppur
faticosamente mi raccolse e mi portò a casa e mi medicò.
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