venerdì 11 settembre 2026

CAVALLO LUIGI ARGUELLO 1946

 

 


 

 


LUIGI CAVALLO 1946 DAI BAFUMET  BOLÒT O COLORE di Arguello

Quando noi abitavamo nella cascinotta in località Bolot o Colore, un po’ più avanti dove vi sono ancora i ruderi vi era la casa dello Scopton e più in basso la cascina del  Mulino Soè  mulino superiore  abitata dalla famiglia di Mèzcarleto.

Vi erano tute piovà (terrazzamenti) coltivati a grano, meliga, patate e ortaggi. Si tenevano le pecore e si organizzava lo Strop, con il latte di pecore e capre si producevano le Tome che venivano portate a vendere ad Alba. In Località Fontanelle dove c’era la doz(sorgente) si seminavano i fagioli. Le famiglie di Arguello avevano tutte un pezzo di terra in Fontanelle e mettevano i fagioli. Andai a scuola ad Arguello prima a san Frontiniano, poi nella casa della Canonica e infine nella nuova scuola in paese, Frequentai fino alla quarta elementare.

A tredici anni andai da garzone a Saluzzo e vi rimasi fino a 17 anni, poi tornai a casa e andai a lavorare da Nando Secco come muratore. Dopo qualche anno andai a lavorare alla Gomba ‘d Benevello. Quando ebbi venti due anni si venne via dalla cascina Bulot e venimmo dove siamo ancora adesso.

Il mio passatempo è costruire cestini con Gòrèt (rami di salice)

   


e Arijum(rami di ginestra).

 


Occorre raccoglierli, metterli a mollo nell’acqua affinchè si ammorbidiscano e poi si intrecciano iniziando a realizzare il fondo,

 

poi si procede inserendo rami.


Per il manico o manici occorre lasciarne un maggior numero.


Da poco ho realizzato un portafiori abbastanza alto per mia nipote.

Il problema è che non ci sono più alberi di salice! Una volta i salici e le ginestre servivano per legare i tralci di vite e le piante di pomodori. Si faceva a gara ad andarli a recuperare e a volte qualcuno rimaneva senza perché li avevano già tutti tagliati.

 

 

 

 

 

 

LO STROP (IL GREGGE) E IL PASCOLO

                       


An Còlore , con la mia famiglia, si teneva lo Strop (gregge) che consisteva nel mantenere per una quarantina di giorni, "ar bèro" al Caprone, le pecore e capre di altri.

Le portavano verso fine Settembre/ottobre e venivano a riprenderle verso i Santi prima che nevicasse. Noi le mantenevamo portandole al pascolo. Èi laciavo, prendevamo il latte e ci veniva rimborsato un tanto ad animale. In certe annate ne avevamo fino a sessanta, settanta! Noi bambini e ragazzi le portavamo al pascolo negli rian e andavamo  a Cravanzana fin sottoGavarin,da Cin e fino ar Paré! Succedeva anche che se ne perdevano e a volte pur cercandole non si trovavano più! Una volta ne perdemmo una e la trovammo viva dopo 5 o sei giorni nelle rocche e fu un’impresa andarla a recuperare.

Avevamo anche un cane “pastore” che era terribile, persino troppo. Se le pecore non lo ascoltavano lui le mordeva e bisognava richiamarlo altrimenti non le mollava. Quando fui a lavorare a Saluzzo e tornai a casa dopo un po’ di tempo non mi riconobbe e e mi piantò i denti nella coscia! Morse anche il papà di Mauro Proglio, Vigin che faceva il Postino perché era venuto nel cortile e gli aveva dato un calcio, e quando smise di venire, il cane lo andava ad attendere alla cima della strada e gli abbaiava finchè non si era allontanato.

Negli ultimi tempi eravamo solo più noi che avevamo le pecore. I Mossio alla Masseria erano andati via ed erano venuti i Marenda, la famiglia di Mèzcarleto anche andò via dar Morin soé Mulino Superiore.

 

 


VIGIO “CAGATRENO”

Vigio abitava nella casa di Filipin. Non so da dove venisse, era ambulante e svolgeva anche il lavoro di Parapiové ( riparatore di ombrelli).

 Impagliava le sedie e realizzava èr cavagne. Non era però molto abile poiché le sue ceste essendo fatte senza aver fissato bene i gorèt , dopo un po' che si utilizzavano Iss rancava i mani! ( si toglievano i manici). Molava anche le seghe, ma non era uno “specialista”.

All’Arditao abitava Dolfo Marchetti papà di Luciano, Filipin e la moglie che era la sorella di Esterina che sposò Gepo, vi erano i Marenda di Massimo padre di Donato, Paolo, e Franco e i marenda di Pietrino e Ugo. Al Brichèt vi erano due o tre famiglie Proglio di Dante e uno che si chiamava Nicolin.


        Famiglia Proglio e Nicolin che sale a casa sua