Quando noi abitavamo nella cascinotta in località Bolot o
Colore, un po’ più avanti dove vi sono ancora i ruderi vi era la casa dello
Scopton e più in basso la cascina del
Mulino Soè mulino superiore abitata dalla famiglia di Mèzcarleto.
Vi erano tute piovà (terrazzamenti) coltivati a grano,
meliga, patate e ortaggi. Si tenevano le pecore e si organizzava lo Strop, con
il latte di pecore e capre si producevano le Tome che venivano portate a
vendere ad Alba. In Località Fontanelle dove c’era la doz(sorgente) si
seminavano i fagioli. Le famiglie di Arguello avevano tutte un pezzo di terra
in Fontanelle e mettevano i fagioli. Andai a scuola ad Arguello prima a san
Frontiniano, poi nella casa della Canonica e infine nella nuova scuola in
paese, Frequentai fino alla quarta elementare.
A tredici anni andai da garzone a Saluzzo e vi rimasi fino a
17 anni, poi tornai a casa e andai a lavorare da Nando Secco come muratore.
Dopo qualche anno andai a lavorare alla Gomba ‘d Benevello. Quando ebbi venti
due anni si venne via dalla cascina Bulot e venimmo dove siamo ancora adesso.
Il mio passatempo è costruire cestini con Gòrèt (rami di
salice)
e Arijum(rami di ginestra).
Occorre raccoglierli, metterli a mollo nell’acqua affinchè si
ammorbidiscano e poi si intrecciano iniziando a realizzare il fondo,
poi si procede inserendo rami.
Per il manico o manici occorre lasciarne un maggior numero.
Da poco ho realizzato un portafiori abbastanza alto per mia
nipote.
Il problema è che non ci sono più alberi di salice! Una volta
i salici e le ginestre servivano per legare i tralci di vite e le piante di
pomodori. Si faceva a gara ad andarli a recuperare e a volte qualcuno rimaneva
senza perché li avevano già tutti tagliati.
LO STROP (IL GREGGE) E IL PASCOLO
An Còlore , con la mia famiglia, si teneva lo Strop (gregge)
che consisteva nel mantenere per una quarantina di giorni, "ar bèro" al Caprone, le pecore e capre di altri.
Le portavano verso fine Settembre/ottobre e venivano a
riprenderle verso i Santi prima che nevicasse. Noi le mantenevamo portandole al
pascolo. Èi laciavo, prendevamo il latte e ci veniva rimborsato un tanto ad
animale. In certe annate ne avevamo fino a sessanta, settanta! Noi bambini e
ragazzi le portavamo al pascolo negli rian e andavamo a Cravanzana fin sottoGavarin,da Cin e fino ar
Paré! Succedeva anche che se ne perdevano e a volte pur cercandole non si
trovavano più! Una volta ne perdemmo una e la trovammo viva dopo 5 o sei giorni
nelle rocche e fu un’impresa andarla a recuperare.
Avevamo anche un cane “pastore” che era terribile, persino
troppo. Se le pecore non lo ascoltavano lui le mordeva e bisognava richiamarlo
altrimenti non le mollava. Quando fui a lavorare a Saluzzo e tornai a casa dopo
un po’ di tempo non mi riconobbe e e mi piantò i denti nella coscia! Morse
anche il papà di Mauro Proglio, Vigin che faceva il Postino perché era venuto
nel cortile e gli aveva dato un calcio, e quando smise di venire, il cane lo andava
ad attendere alla cima della strada e gli abbaiava finchè non si era
allontanato.
Negli ultimi tempi eravamo solo più noi che avevamo le
pecore. I Mossio alla Masseria erano andati via ed erano venuti i Marenda, la
famiglia di Mèzcarleto anche andò via dar Morin soé Mulino Superiore.
VIGIO “CAGATRENO”
Vigio abitava nella casa di Filipin. Non so da dove venisse,
era ambulante e svolgeva anche il lavoro di Parapiové ( riparatore di
ombrelli).
All’Arditao abitava Dolfo Marchetti papà di Luciano, Filipin e la moglie che era la sorella di Esterina che sposò Gepo, vi erano i Marenda di Massimo padre di Donato, Paolo, e Franco e i marenda di Pietrino e Ugo. Al Brichèt vi erano due o tre famiglie Proglio di Dante e uno che si chiamava Nicolin.
Famiglia
Proglio e Nicolin che sale a casa sua