Ricordi di Domenico Macco 1938
Mia mamma Savoiardo Maria e mio papà Michele lavoravano da Rocca
Podestà di Neive.
Il Papà era il factotum del Sig.Guido e oltre a provvedere ai
lavori di campagna e di cantina, era anche il conducente “drà vetura” il
calesse trainato dal cavallo.
La mamma svolgeva lavori di “servizio” presso la famiglia:
cucinava, lavava, stirava e puliva.
Ricordo che il Sig. Guido e Sig.ra Colomba ospitarono e tennero
nascosta una famiglia Ebrea, la mamma provvedeva a preparare il mangiare anche
per gli Ebrei che abitavano in una camera di Casa Rocca e in quel periodo
preparava anche il cibo per un gruppo di “repubblicani “ che aveva sede nella
casa Raballo posta proprio di fronte a casa Rocca!
Una volta i due Ebrei uscirono e nel frattempo venne a cena dai
Rocca un gruppo di repubblicani e tedeschi. Quando i due rientrarono si
trovarono nell’impossibilità di raggiungere la propria camera poiché avrebbero
dovuto attraversare la camera da pranzo. Il Sig. Guido scese in tempo per
avvisarli del pericolo e li fece entrare nel grande camino che era a pian
terreno. Questi salirono su per la canna fumaria e rimasero su alcune pietre
che servirono da gradino. Finchè i militari non se ne andarono rimasero in
quella scomoda posizione, poi scesero e venne loro chiesto di non uscire più
dal loro nascondiglio.
-Domenico rammenta quando i nazi fascisti arrivando dal Rondò
videro il ragazzo Leone Rocca che era sceso in strada a curiosare.
Domenico dalla finestra di una camera della loro abitazione, di proprietà dei
Rocca, assistette all’arresto del giovane Leone.
-Il papà Michele fu ferito da un repubblicano che lo vide da
Località “Marcorinass “ mentre lui zappava nella vigna ar Cadètt. Gli sparò
nonostante i Dellapiana insistessero a dire che non stava scavando una Trincea
per i ribelli, ma stava zappando! Il fascista, quando accorse a vedere chi
fosse il ferito, con arroganza osservò il buco prodotto nella caviglia dal
proiettile e commentò: <Avrei dovuto spararti in fronte.!> Domenico
riporta le parole dei Dellapiana e di papà che dicevano < aveva mirato per
uccidere, ma la distanza lo aveva tradito e la traiettoria aveva salvato il
povero contadino Michele. A prestare le prime cure a Michele, fu (Maria
Dacasto) un’ infermiera ricordata anche dal Partigiano Volpe Giovanni <mi
salvò la vita due volte: quando sono nato perché aiutò mia madre a partorirmi e
nel ’44 quando all’ospedale di Neive mi nascose ai tedeschi che ricercavano i
giovani di leva!>
<Il 15 Aprile 1945 dalla finestra di casa, vidi arrivare dal
Rondò un giovane che spingeva una bicicletta con sopra un altro giovane ferito.
Uscii nella piazzetta di San Rocco e con altre persone tra le quali Cecilia rà
Possetta la ricamatrice che era sempre sulla porta e sapeva sempre tutto di
tutti (Mio padre l’aveva soprannominata “il Gazzettino Padano”), li vedemmo
arrivare in piazzetta .Ricordo che il ferito aveva il pantaloncino corto
insanguinato e la coscia trapassata da un proiettile, il compagno Partigiano lo
stava trasportando all’Ospedale per farlo medicare, e dissero che avevano
ucciso Valerio Boella “Valter”. Dopo poco tempo arrivò la sorella di Valter e
andava chiedendo a quelli della piazza San Rocco se avessero visto suo
fratello. Avevamo avuto notizia della morte prima noi di lei!
La colonna nazi-fascista lasciò Neive
Dopo il rastrellamento dell’otto dicembre 1944 assistetti all’uscita dei nazifascisti che scendendo dall’Arco, erano avviati verso Rondò. Ricordo dei cavalli, degli uomini a piedi, un cannoncino con le ruote, un camion con dei giovani arrestati e due militari che sorreggevano Carlin Negro il padre di Giovanni. Arrivati dal peso di Giuseppe Baroé, lo lasciarono sul ciglio della strada pensando fosse morto. In suo soccorso giunse la brava infermiera MARIA DA CASTO che gli effettuò un’iniezione per rianimarlo. Ripresosi, tornò rapido in San Sebastiano dove svolgeva l’attività di Panettiere.
Classe III Media A.S. 1964/'65
Inaugurazione Palestra Comunale Neive Sindaco Domenico
Inaugurazione Palestra Sindaco Domenico Direttrice Passalacqua